Politica

Abbiamo mille parlamentari. Ma ne basterebbero solo cento

Presidenti e capigruppo i più produttivi Indici di produttività a confronto

Se sei un «peones» puoi agitarti quanto vuoi: difficilmente lascerai il segno. Per «contare qualcosa» bisogna avere in tasca le chiavi del potere, ma quelle toccano a pochi. Così su quasi mille parlamentari, onorevoli e senatori, sono in realtà un centinaio a stare produttivamente nella stanza dei bottoni. E gli altri? Fanno numero e poco più, ma non potrebbero, in realtà, fare di meglio. È tutto in una ricerca dell’associazione Openpolis (http://www.openpolis.it), che si occupa di progetti per l’accesso alle informazioni pubbliche. I dati raccolti dimostrano che in Parlamento la reale capacità di influire sui processi politici, cioè su quelli che segnano profondamente la nostra vita di tutti i giorni, è slegata dalla volontà e anche dalla presenza e dall’impegno dei singoli; ciò che conta è ricoprire una delle cariche-chiave, una di quelle che regolano i lavori di Camera e Senato. E questo, secondo gli esperti di Openpolis, appare estremamente chiaro analizzando come si distribuisce la produttività fra i Deputati e i Senatori. Per questo è stato creato un «indice di produttività parlamentare» che svela come «quelli che contano» siano in realtà molto pochi. Se si vuole capire il reale impatto di questa affermazione è necessario lasciar parlare i numeri. Alla Camera dei Deputati i presidenti di Commissione (una categoria importante) producono mediamente tre volte di più del resto dell’Aula (il loro «punteggio» è 184 contro la produttività media che si attesta a 60). Stesso discorso al Senato, dove i capogruppo di Aula hanno una media di produttività che è più del doppio rispetto a quello che capita alla maggior parte dei loro pari. Insomma l’importante, se si vuole entrare nella vera dinamica di leggi e riforme è ottenere un incarico di partito, per esempio capogruppo di Aula o Commissione, oppure un incarico istituzionale, per esempio presidente di Commissione. Perché se i membri del Parlamento si avvicinano alle 1.000 unità, le persone che realmente riescono ad influire sono, a conti fatti, un centinaio. E chi non è fra quei «cento che contano», in base al punteggio dato da Openpolis, alla fine non produce un gran che. Questa categoria, in modo ironico e moderatamente irriverente, viene definita dei «peones»: sono i parlamentari privi di qualunquea «key position». Questi sono molto, molto lontani dalla media di produttività, sia alla Camera che al Senato. Ma anche considerando tutto il Parlamento, il 68% dei membri è sotto la soglia, con la percentuale che sale al 70% se si analizza solo Montecitorio. Insomma 467 deputati e 176 senatori starebbero lì con ben poche possibilità di intervento. Un altro elemento che emerge, secondo gli analisti Openpolis, è l’incompatibilità, per un parlamentare, di ricoprire contemporaneamente anche un incarico di Governo. Quelli che lo stanno facendo, hanno una produttività che supera di poco i peones, ma che comunque non raggiunge la media delle due Aule. È evidente, per gli esperti di Openpolis lo dicono i dati, che un membro del Governo non può, e non deve, continuare a essere un parlamentare. E appare anche evidente come una robusta «cura dimagrante» per Camera e Senato, la famosa riduzione dei parlamentari, non porrebbe inconvenienti insormontabili. Su questi argomenti l’associazione Openpolis ha un impegno quotidiano fornendo ed elaborando una gran mole di dati su chi ci governa. L’indice di produttività parlamentare, spiega il sito Openpolis, prende in considerazione la quantità e l’efficacia dell’attività realizzata da ogni deputato e senatore dall’inizio della Legislatura, sino alla data dell'ultimo aggiornamento. I dati, ricavati dai siti di Camera e Senato, sono elaborati quotidianamente da Openparlamento attraverso una analisi «intelligente», che prende in esame una realtà ampia e complessa. «Non è produttivo il parlamentare primo firmatario di innumerevoli disegni di legge - spiegano sul sito - ma quello che porta a casa una legge. Non è produttivo chi protocolla centinaia di interrogazioni, ma chi riesce ad ottenere una risposta da parte del ministro competente».

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