Politica

Il Pd per ora salva Marino (e se stesso)

Il primo cittadino da Guerini, accetta di fare un rimpasto di giunta soft. Si parla di un cambio di deleghe e della sostituzione di due assessori Le multe pagate D'AUSILIO: "Questa è l'ultima chance"

Una lunga giornata quella di ieri per il sindaco di Roma, Ignazio Marino, cominciata alle otto del mattino con il comitato di Tor Sapienza, proseguita con il faccia a faccia con il vicesegretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, l’incontro con il gruppo capitolino e infine l’intervento in Assemblea sul "pandagate". Alla fine della giornata due certezze: il rimpasto di giunta entro la fine della settimana e dimissioni "forzate" rinviate, ma non escluse. Così il Pd lancia l’ennesima, certamente l’ultima, ciambella al sindaco «marziano». Non per salvare lui, sia chiaro, ma se stesso da un’elezione "troppo anticipata". O meglio in solitaria e dunque senza la possibilità di garantire gli equilibri necessari alle candidature, municipali, comunali, regionali e nazionali. Ma partiamo dall’inizio. Il braccio destro di Renzi, Guerini, sarebbe stato chiaro, ma non "invasivo": cambio di passo immediato per rilanciare l’azione del governo della Capitale d’Italia. Non sarebbe stato posto un problema di poltrone, secondo fonti ufficiose del Nazareno, ma di risposte urgenti alla città. Una conferma insomma di quanto il partito locale va ripetendo da mesi e che rischia di ripetersi ancora. In Campidoglio infatti puntano a un maxi rimpasto con un azzeramento della giunta, salvando magari soltanto l’assessore al Bilancio, Silvia Scozzese, del resto arrivata solo qualche mese fa al posto di Daniela Morgante, e l’«ombra grigia» del sindaco, l’assessore alla Mobilità Guido Improta. Fuori gli altri. Un tiro alzato da una parte del Pd ma davvero troppo alto e rischioso. Per due motivi. Il primo come far "uscire" gli assessori stessi del Pd, che si sono dimessi dal Parlamento, come il caso della Leonori (Commercio e Turismo) o dal Consiglio comunale, come Masini (Lavori pubblici e periferie) e Ozzimo (Emergenza casa). Come dire poi alla Marinelli (Cultura), piuttosto che alla Marino (Ambiente) di tornare a casa? Lo sa bene il sindaco, così come la maggioranza del partito che aprirebbe una crisi ancora più grave al suo interno. Intoccabile poi il vicesindaco Sel, Luigi Nieri, sul quale il partito di Vendola ha già fatto quadrato, minacciando di uscire dalla maggioranza, e dunque di staccare la spina. Nessun rimpasto choc dunque ma qualche giro di delega, Masini punterebbe alla Scuola, mentre alla Cattoi andrebbe il turismo, e un paio di nomi "nuovi". I "big" romani come Tocci e Causi hanno respinto ogni ipotesi di ingresso in giunta. E qui nasce il secondo, incredibile nodo. Allungare l’agonia di un sindaco comunque debolissimo può far prendere tempo alla politica, nell’attesa che si decida, anche a livello nazionale, su quando andare a votare, magari in un election day che garantisca il traino Renzi su Roma, ma dall’altra parte entrare in una giunta data comunque «a termine» può significare il suicidio politico. Sono rimaste 48 ore per sciogliere il nodo. Che sia definitivo ci credono però davvero in pochi.

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