segue dalla prima pagina È prassi che siano gli uffici dell’amministrazione ad occuparsene e a dover garantire che le automobili siano fornite di regolare contrassegno durante l’intera durata del mandato. L’errore da cui nasce tutta questa vicenda è un ritardo nel rinnovo del permesso. Ma cosa è successo in dettaglio? ERRORE A MIA INSAPUTA Potersi muovere in tutta la città, anche con mezzo proprio, è un diritto riconosciuto agli eletti dalla vigente normativa di Roma Capitale, come chiarito dalla nota dell’Avvocatura resa pubblica negli scorsi giorni. Un diritto che credo sia facile da comprendere e condividere. In particolare la delibera di giunta 183 del 16 gennaio 1996 (integrata dalle successive modifiche) stabilisce che per esercitare questo diritto al Sindaco vengano rilasciati 4 permessi Ztl per quattro differenti automobili. Per il rilascio di questi quattro permessi non è necessario che il Sindaco faccia diretta richiesta. È prassi che siano gli uffici dell’amministrazione ad occuparsene e a dover garantire che le automobili siano fornite di regolare contrassegno durante l’intera durata del mandato. L’errore da cui nasce tutta questa vicenda è un ritardo nel rinnovo del permesso. Ma cosa è successo in dettaglio? Quando il permesso annuale richiesto all’inizio della consiliatura scade, gli uffici competenti non procedono al rinnovo per tempo, lasciando così l’auto senza contrassegno valido, ma non facendo certo venir meno il diritto a circolare. E’ COLPA DEGLI UFFICI Gli stessi uffici, una volta riscontrato il ritardo, attivano l’iter per il rinnovo e avvisano l’Agenzia per la mobilità, che emette fisicamente i contrassegni - ci tengo a precisare che, essendo un’Agenzia di Roma Capitale, è naturale che i rispettivi uffici lavorino in collaborazione. L’Agenzia della mobilità, in attesa del rinnovo, produce un’autorizzazione temporanea elettronica - quindi senza contrassegno da esporre - con effetto retroattivo, a valere dalla scadenza del precedente permesso. È dunque chiaro che l’automobile, come è facile desumere dalla documentazione disponibile, è sempre stata autorizzata a circolare ed è per questo che le famose multe di cui da giorni si parla sono state automaticamente annullate. Ho finora sempre parlato di Sindaco, e non della persona: perché qui stiamo parlando della carica istituzionale e dei diritti che Roma Capitale gli riserva. Sono diritti che riserva anche ad altre cariche amministrative ed elettive, ma questo lo sapete bene visto che molti di voi usufruiscono dello stesso diritto ed hanno in questo momento in uso un contrassegno Ztl pagato dall’amministrazione capitolina. PERMESSO AL GUIDATORE Sapete quindi anche bene che i contrassegni Ztl sono assegnati all’auto, senza limiti di uso della stessa e senza vincolo su chi è presente o meno a bordo - la delibera 1779 del 28 maggio 1996 dice testualmente che l’avente diritto al 3/15 permesso «non deve necessariamente risultare a bordo dell’autovettura che transita all’interno della Ztl». Vengo a me. Com’è noto, avendo una sola auto, la famosa Panda rossa, ho usufruito di un solo permesso sui quattro disponibili, permesso che è stato richiesto dagli uffici al momento del mio insediamento. Avendo rifiutato la protezione che mi era stata indicata dalla Prefettura (...) oltre alla bici non ho altri mezzi per muovermi privatamente in città. LA BICI E LE MIE MULTE Per l’uso della mia Panda non ho alcuna multa pendente. Le multe scaturite dai passaggi ai varchi nella fase di ritardo del rinnovo del contrassegno sono state annullate, e nulla sono tenuto a pagare (...). Ci è voluto un po’ di tempo a ricostruire i diversi passaggi della vicenda, è vero. Anche per effetto di una normativa chiara nei principi ma disordinata nelle regole applicative, che adesso andremo a modificare. Questo ha causato l’impossibilità di fornire per tempo tutta la documentazione - che finalmente è disponibile per Consiglio, media e cittadini - e quindi di dare le informazioni e la ricostruzione completa dei fatti per gli amanti della materia(...)Si è gridato allo scandalo, ma intanto le autorità competenti stanno indagando e attendo, come dovremmo fare tutti prima di giungere a frettolose conclusioni, che facciano il proprio lavoro. Dalla ricostruzione che ho fatto, è evidente che siano stati commesse delle disattenzioni da parte degli uffici competenti nel seguire correttamente tutta la procedura. ERRORI SENZA DANNO Errori che non hanno prodotto danni a nessuno, se non a me stesso. Ritengo siano errori di gravità assai limitata, errori cui si è rimediato, errori che non giustificano il clamore che si è costruito intorno a questa vicenda. Ho sentito e letto ipotesi e parole del tutto ingiustificate. Ho letto di mie dimissioni e vi dico la verità ho sorriso. Chi parla, pensa o scrive di mie dimissioni davvero non vuole comprendere la dimensione della nostra sfida. Non è una sfida personale. È l’ambizione di cambiare Roma. Di farla uscire dalle macerie economiche e morali in cui è precipitata dopo anni di incuria e di disinteresse per il bene pubblico. Non ho mai pensato di riuscirci da solo, è la sfida collettiva di questa classe dirigente. Ne siamo convinti: la strada intrapresa è la più difficile, ma è quella giusta. Ho detto che ci sono tanti poteri e tanti interessi che non gradiscono il lavoro che stiamo facendo. E lo confermo (...) So che la città è in sofferenza, ma abbiamo consapevolmente e convintamente scelto di non lavorare su palliativi, ma su cure che la rimettano davvero in sesto. I benefici non si vedono ancora e capisco chi sottolinea le difficoltà, ma non sono preoccupato per il consenso e sono sicuro che la direzione presa è giusta. Non sono qui a cantare le lodi della giunta, se volete possiamo dedicare una riunione alle cose realizzate in questi 16 mesi (...). So che per realizzare fino in fondo quelle ambizioni di cambiamento c’è ancora moltissimo da fare. Sarà mia responsabilità dimostrare che con le giuste scelte sapremo riuscirci, insieme: sindaco, giunta, forze di maggioranza, cittadini che vogliono cambiare...Ho trovato surreale che per una settimana la principale questione da dibattere sia stato il gossip sulle multe. Qualcuno ha voluto attaccare me e la mia immagine, ma ha finito per colpire tutta la politica cittadina, che si è trovata esposta e rappresentata come incapace di attivare dibattiti e decisioni utili alla città. Si è scelto di strumentalizzare una vicenda che spero sia finalmente chiara a tutti nella sua limitata portata. In questa settimana di morbosa attenzione la mia auto è anche stata fotografata in divieto di sosta. Anche di questo mi assumo la responsabilità e chiedo scusa a romane e romani. DIVIETO DI SOSTA Per ironia della sorte per quell’infrazione non ho ricevuto nessuna multa. Purtroppo non sono passati vigili a controllare: non sono ironico, penso che i controlli debbano essere rafforzati ovunque. Tutti possiamo sbagliare, ma bisogna saperlo ammettere ed essere pronti a rimediare. Per questo vi assicuro che non smetterò di essere inflessibile sul rispetto delle regole, per me stesso e per chiunque altro a Roma. Dobbiamo dedicarci tutti insieme alle cose che contano per Roma. È quello che ho continuato a fare durante questi ultimi dieci giorni, non lasciandomi distrarre da polemiche e attacchi strumentali (...). MI HA CHIAMATO PALLOTTA Tra quelli che mi hanno scritto dopo aver letto le voci di presunte dimissioni, oltre a tanti cittadini, c’è stato anche il Presidente Pallotta, preoccupato che un eventuale cambio di guida del Campidoglio possa far naufragare il progetto. L’ho rassicurato, come ho rassicurato tutti i cittadini: per quanto mi riguarda non ci sono dimissioni né elezioni in vista. Andiamo avanti, in modo convinto e deciso. (...) In questi dieci giorni sono esplose le tensioni a Tor Sapienza. C’è un disagio profondo, diffuso in molti quartieri periferici, che conosco. Ma ci sono anche strumentalizzazioni, cedimenti beceri a sentimenti razzisti, componenti criminali che soffiano sul fuoco del disagio e della paura. A questo dobbiamo opporci, ai cittadini dobbiamo rispondere, coniugando qualità della vita, sicurezza e accoglienza (...). CI METTO LA FACCIA, IO Come ho dimostrato anche in questi ultimi giorni sono abituato a metterci la faccia. E ci metto la faccia anche oggi, anche sulle multe. Dicevo prima che se errori ci sono stati da parte dell’amministrazione, di questi errori io sono la vittima - la sola vittima - esposto a multe che non avrei dovuto ricevere. Ma un Sindaco non può essere vittima dell’amministrazione che guida. E allora ho scelto di assumermi la responsabilità dell’errore e comportarmi di conseguenza. Ho detto agli uffici - che pur mi comunicavano che non ero tenuto a farlo - che volevo pagare le multe. Mi sono state indicate le somme e ho pagato. Non alla cassa dell’ufficio contravvenzioni, che non poteva ricevere il pagamento, visto che le multe erano annullate, ma all’ufficio postale, con semplici bollettini che ho compilato per un totale di 1.021,52 euro, che almeno ritroveremo nelle casse del Comune in vista dell’assestamento di bilancio. Ripeto: non dovevo pagare, ma ho voluto pagare. Per non creare un conflitto tra Sindaco e amministrazione e per eliminare qualsiasi residuo dubbio sulla regolarità di quanto accaduto (...). Spero che questo serva a spegnere l’attenzione morbosa che ha accompagnato questa vicenda. E spero che si smetta di chiedere le mie dimissioni: sarebbe l’unico caso al mondo in cui si chiede di dimettersi ad un sindaco che ha pagato multe che non doveva pagare...
«Ho pagato le multe. Non mi dimetto»
Ecco la difesa del sindaco Marino: «Io come al solito ci ho messo la faccia È un errore fatto da altri che non ha prodotto alcun danno. Tranne che a me»
