Politica

Brunetta-Camusso amore a prima vista

Antonio Angelia.angeli@iltempo.it Tutto è cominciato in modo banale (ma non iniziano così tutte le storie d’amore?), con un semplice incontro di lavoro. Poi, una parola tira l’altra e si scopre di...

Tutto è cominciato in modo banale (ma non iniziano così tutte le storie d’amore?), con un semplice incontro di lavoro. Poi, una parola tira l’altra e si scopre di andare d’accordo, anzi d’accordissimo. È nata la «strana coppia» Renato Brunetta, celebre economista, nonché deputato FI con Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. L’altro giorno sono partiti una serie di incontri informali tra sindacati e forze politiche per cercare di sbrogliare la matassa del Jobs Act. I primi due nomi sull’agenda sono i loro: Brunetta-Camusso. Qualcuno pensava che, magari, avessero ben poco da dirsi. Qualcun altro sperava che volassero sedie e non sembrava proprio improbabile, visto le celebri battute contro i «fannulloni della Pubblica Amministrazione» del primo e l’ortodossia sindacale della seconda. E invece no: toni garbati, punti d’incontro e così i due si accorgono di avere tante idee in comune e un comune avversario: la riforma Fornero e la politica di Renzi. È un buon punto d’inizio. L’incontro con la Camusso «è stato un semplice scambio di vedute per discutere sulla democrazia e di dialogo sociale - ha spiegato il capogruppo di FI in un’intervista a "Il Garantista" - È andato bene Abbiamo parlato. Io sono a favore di un sindacato moderno. Che deve esistere e non deve essere rottamato, come sta facendo una parte del governo». E Renzi «sta rottamando tutti i corpi intermedi, non soltanto i sindacati, ma anche i partiti. Soprattutto sta rottamando il Parlamento. Questa è la strada che porta al peronismo». Il sindacato «è un attore necessario nelle dinamiche sociali. Lo considero fondamentale negli equilibri della società moderna». «Io ho sempre ascoltato il sindacato. Poi è il governo a decidere. Ripeto, bisogna ascoltarli. Non tiranneggiarli o insultati come fa l’attuale presidente del Consiglio». Insomma una bella «dichiarazione d’amore». Un amore corrisposto: lo scambio d’idee, ha annunciato una nota della Cgil, «nell’ambito del quale le parti hanno riconosciuto reciproco rispetto e apprezzamento, è stato l'occasione per illustrare le preoccupazioni e le proposte della Cgil sui principali atti legislativi all'esame del Parlamento, a cominciare dalla Legge di Stabilità». C’è anche chi non gradisce questa assonanza. Come Andrea Mazziotti, capogruppo alla Camera di Scelta Civica: «La smettano di autodefinirsi liberali e si iscrivano ufficialmente alla casa populista insieme a Salvini e Fratelli d'Italia». Apriti cielo: «Il buon Mazziotti, capogruppo di un partito che non esiste e in permanente ricerca di posizionamento, non meriterebbe neanche una risposta - ha ribattuto Brunetta - La posizione di Forza Italia sul Jobs Act è nota da tempo: per noi il superamento dell’articolo 18 è condizione fondamentale per tentare di rilanciare le assunzioni e la nostra economia. La riforma del mercato del lavoro di Renzi e Poletti non sta perseguendo questa strada, ed anzi sta peggiorando la già disastrosa riforma Fornero». E il professore si deve difendere anche dalle critiche interne al suo partito: «All’amico Brunetta - afferma Daniela Santanchè - anche se fosse solo per provocazione, dico: "Con la Camusso mai". Ti prego, non passiamo dalla padella alla brace. La Camusso rappresenta tutto il contrario di ciò che abbiamo sempre pensato e che dovremmo continuare a pensare». Insomma i contrari sono molti, ma il colpo di fulmine tra il professore di economia e la sindacalista c’è stato. In fondo non è poi così strano che chi si occupa di lavoro vero (non di borsa e rendite) vada d’accordo.

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