È intorno al misterioso «signor Franco» l'agente segreto «fantasma» descritto da Massimo Ciancimino come l'uomo-chiave della «trattativa» fra Stato e mafia, che emergono le più grosse e illogiche contraddizioni del superteste del processo alle Istituzioni d’Italia. Un uomo misterioso, il fantomatico «signor Franco», che nessuno ha mai visto, nessuno sa dove sia, ma che Ciancimino jr indica anche come colui che gli ha fatto ottenere il passaporto per sé, la moglie e il figlio appena nato. PASSAPORTI LAMPO Ciancimino ha raccontato di aver incontrato il signor Franco a Roma, in piazza Euclide, quartiere Parioli, nel dicembre 2004. Il «signor Franco», secondo il figlio di don Vito, si sarebbe messo a disposizione, avrebbe fatto un paio di telefonate e qualche giorno dopo i passaporti erano belli e pronti. Massimino sarebbe andato a ritirarli al bar Toma's, situato nella stessa piazza, a due passi dal commissariato di polizia «Villa Glori». Ma la versione di Ciancimino, mai riscontrata, crolla definitivamente quando emerge che il «signor Franco» in effetti, esiste. Ma è solo il barista. IL BARISTA Nel settembre 2010, infatti, come annota la Dia nei verbali delle 184mila intercettazioni effettuate sulle utenze di Ciancimino, gli investigatori ascoltano il proprietario del bar, che, guarda caso, si chiama Francesco Majorano: «Conosco da circa 15 anni Massimo - afferma - essendo mio cliente abituale (...). Ricordo che diversi anni addietro, mentre il Ciancimino si trovava nel mio bar, mi disse che doveva presentare richiesta per il rilascio del passaporto, chiedendomi se conoscessi qualcuno al commissariato di zona (...). Io conoscevo il signor Cecala, all'epoca addetto all'ufficio passaporti del commissariato "Villa Glori". Essendo quella stessa mattina presente all'interno del bar, provvidi a presentarli». Ma se Ciancimino conosceva un uomo così influente come il signor Franco, perché rivolgersi a un barman per ottenere il passaporto? BELLA E ATTRAENTE Gli inquirenti, alla ricerca di riscontri, ascoltano anche Cecala, il quale afferma che uno o due giorni dopo averlo conosciuto, Ciancimino si presenta al commissariato per firmare i moduli di richiesta del passaporto. E non era solo: «Ricordo che la moglie del Ciancimino era una donna molto bella e attraente, alta, con i capelli biondi. Ciò mi colpì perché notai una sostanziale differenza fisica tra i due coniugi. Compilati i moduli di richiesta, come prassi, ho provveduto a fare la verifica ai nostri archivi telematici per escludere eventuali pendenze penali». Il sovrintendente sostiene anche di aver consegnato i passaporti a Ciancimino, che aveva difficoltà a trovare parcheggio, fuori dal commissariato. LA MOGLIE Pochi giorni dopo la moglie di Ciancimino, Carlotta Messerotti, sentita dagli investigatori, fornisce una versione dei fatti del tutto differente, e rivela di aver firmato le carte per i passaporti, insieme al marito, addirittura in uno scantinato: «Ci siamo recati in un bar di piazza Euclide - sostiene la consorte - denominato Toma's, all'interno del quale abbiamo incontrato un signore che mio marito conosceva benissimo». Dopodiché i coniugi escono per farsi le foto per i documenti, e al ritorno, racconta ancora la moglie di Ciancimino, «abbiamo costeggiato lo stabile ed abbiamo imboccato una scala in discesa che conduceva al basso dello stesso immobile in cui è allocato il bar (...). Lì siamo entrati in una sorta di appartamento/scantinato ed abbiamo consegnato i documenti necessari al rilascio dei predetti documenti; contestualmente abbiamo provveduto a firmare i rispettivi documenti». Quanto all'identità dell'uomo incontrato al bar, buio fitto: «Non conosco il nome della persona che abbiamo incontrato al Toma's», spiega infatti la Masserotti, che però, in un interrogatorio successivo, definirà «una sorta di faccendiere». IL SOPRALLUOGO Di fronte a versioni così contrastanti, gli investigatori fanno un sopralluogo sul posto con la moglie di Ciancimino, alla fine del quale annotano: «La signora Messerotti non ha riconosciuto la sede del commissariato della polizia di Stato "Villa Glori" (...). La stessa ha affermato, con assoluta certezza, di non essere mai stata in quel commissariato, del quale, fino a quel momento, sconosceva l'esistenza». L'opposto di quanto affermato dal funzionario Cecala, che lei la ricorda benissimo. Ma c'è dell'altro. Massimo Ciancimino, infatti, sostiene che la moglie non si è mai recata a Roma per firmare i documenti, e inoltre nega di aver mai conosciuto Cecala. CHE PAURA L'8 marzo 2011 gli investigatori sentono di nuovo la moglie di Ciancimino. Le rammentano che in precedenza, davanti ai magistrati di Palermo, ha dichiarato che il marito, per il rilascio del passaporto, si è rivolto a Gianni De Gennaro, e che la conoscenza fra l'ex direttore del Dis e il figlio di don Vito era «preesistente alla data del rilascio del passaporto». La moglie conferma. Ma quando le viene domandato come mai, in precedenza, non avesse mai parlato di De Gennaro, la consorte di Massimino tira in ballo la paura: «In quei momenti non mi sentivo pronta, anzi, avevo paura che tali propalazioni potessero causarmi problemi. Successivamente, volendomi liberare una volta per tutte di questo peso, ho deciso di farlo il giorno dopo il sopralluogo». DE GENNARO Se il «signor Franco» si è rivelato, dunque, essere un barista e non un pericoloso 007, c'è chi, a dar retta a ciò che Ciancimino dice al telefono, sembrerebbe convinto che dietro quel nome misterioso si nasconda proprio Gianni De Gennaro, come sostenuto, a tratti, dallo stesso figlio di don Vito. È il 10 agosto 2010 quando Gianluca Foglia, della Feltrinelli, chiama Ciancimino. I due parlano di alcuni articoli pubblicati quel giorno finché la conversazione si ferma su Salvo Palazzolo, giornalista di Repubblica: «E Palazzolo - afferma Foglia - tira fuori...il pezzo, il foglio con i cosi, con De Gennaro...». Ciancimino ribatte: «Eh si, comincia a sparare Palazzolo perché è convinto, si è fatto la sua convinzione che...il signor Franco è De Gennaro...ecco questo...questi sono convincimenti suoi, lasciamo alla magistratura il lavoro».
Così lo 007 deviato diventò un barman
Le intercettazioni di Ciancimino che rivelano la verà identità del «signor Franco»
