«Rifondare il centrodestra? Proviamo prima a far rinascere la destra»: Francesco Storace non si stupisce di aver scatenato la polemica, chiacchierando via Twitter con Fini. «Ma tanti anni di lavoro insieme non possono essere dimenticati». Storace spera che si possa ricostruire una «grande casa, nella quale si trovino bene tutti» con Giorgia Meloni leader. E aggiunge: «sempre che me lo facciano fare», pensando al verdetto per vilipendio al capo dello Stato atteso per venerdì prossimo. Onorevole Francesco Storace, che pensa delle polemiche nate per i tweet tra lei e Fini? «Si commenta uno scambio di tweet tra persone che non hanno nulla da nascondere. Tutto alla luce del sole». Come si rifonda la destra? «Io la faccio semplice, appartengo alla generazione che è stata in prima fila. Abbiamo lavorato molto per costruire la destra italiana e poi è successo quello che è successo. Ognuno può parlare della colpe dell’altro, ognuno può dire le responsabilità proprie, ma alla fine ci sono state delle scelte condivise, credo, oggi, da nessuno. Quello che dobbiamo chiederci allora è se le nostre idee hanno ancora un valore, quale forma organizzativa dare a queste idee. Sabato ho parlato a Milano ad una iniziativa della Fondazione An, che per la prima volta mi aveva invitato, sono stato ben contento di andarci. L’obiettivo dell’incontro era come rifondare il centrodestra, io, intanto mi accontenterei di cominciare a rifondare la destra». Cosa significa, oggi, essere di destra? «Quando eravamo di destra, prima del Duemila, non ci preoccupavamo del rapporto con l’euro. È evidente che oggi ci sono delle questioni con le quali fare i conti. Questo fa capire perché con Fini abbiamo solo twittato, probabilmente su questo abbiamo idee completamente diverse. Lo dico con rispetto, con lui ho avuto un rapporto durissimo, ce ne siamo dette di tutti i colori, ma poi il tempo rimargina le ferite. Dico comunque che lui è stato, per decenni, il leader della destra italiana. E negare questa realtà sarebbe mettersi una benda davanti agli occhi. Per il momento si parla, poi, quando si andrà a discutere veramente delle questioni, si vedrà che ci sono differenze molto forti». Ad esempio? «L’Europa. Credo che vada messo fortemente in discussione il rapporto che c’è tra il nostro sistema e quello continentale. Soprattutto da un punto di vista economico: riprendere sovranità, ricominciare dal diritto a stampare la propria moneta. Oggi la moneta decide la politica degli Stati. Io voglio Stati che decidono politiche monetarie. Su questo non credo che con Fini la pensiamo alla stessa maniera». Poi? «C’è il tema grande che riguarda l’immigrazione: è ora di cominciare a pretendere di aiutare a casa loro, le persone che vengono da altri mondi. Questo servirà ad allentare la morsa dell’immigrazione. Dobbiamo anche pensare ad aiutare gli italiani, poi gli altri». Su questo potrebbe esserci un contatto con Fini? «Con l’ultimo Fini no, quello dal quale mi separai, ma all’interno di un grande partito di destra c’è lo spazio per far ragionare chiunque. Ma deve essere chiaro che non stiamo parlando di chi si deve candidare, troppo spesso si parla della poltrona. Dobbiamo invece capire come si crea una nuova formazione politica di destra, che valga per tutti e come si accompagnano forze giovani verso il futuro. Dopo Europa e immigrazione un altro punto importante è quello dei diritti civili, io sono per mettere una barriera al dilagare del relativismo. E, infine, c’è la questione morale: bisogna combattere il ritorno, fortissimo, della corruzione». Ci sarà un giovane che raccoglierà queste idee? «Nonostante abbia un bel caratterino la Meloni non mi dispiace affatto, come leader potenziale della destra. Però, se c’è una casa da abitare, quella casa mi deve piacere. Non sono io che devo piacere alla casa. Noi dobbiamo poter stare in un luogo dove ci sentiamo tutti rappresentati, con un leader o, in questo caso, una leader, che, l’abbiamo vista tutti: in televisione rende. Se intorno non c’è consenso è perché siamo tutti ancora arroccati sulle nostre posizioni. Sia all’interno che fuori Fratelli d’Italia». Il prossimo futuro? «Se la Meloni prendesse l’iniziativa di dare vita ad una forza nazionale, alternativa al renzismo, che prendesse i punti di cui parlavo prima come piattaforma, credo che potrebbe rappresentare una forza attrattiva notevole». Anche per Fini? «Mi aspettavo questa domanda, difficile. Ma non ho dubbio che se c’è un territorio da attraversare, se ci sono fondamenta da edificare, questo è un cammino da intraprendere. Le coordinate, i paletti, ci sono, quella destra, più che il centrodestra, poi potrà scegliere da sola le alleanze. Non deve essere la legge elettorale a far scegliere le alleanze, ma le cose in cui credi».
«Fini? Siamo amici. Ma io tifo Meloni»
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