Si può impazzire d’aldilà. Ci si può togliere la vita perché non si sarà ricordati come si vuole, si è previsto e si è stabilito. Anna Maria Ricci, 75 anni, venerdì scorso è stata ripescata nel Tevere, a Roma, forse suicida. Era parente acquisita del Duce, seconda moglie di Guido, erede di Vittorio, uno dei cinque figli di Benito Mussolini. Aveva scritto il suo nome a caratteri cubitali sui marmi della cripta di famiglia, sulle colline di Predappio (Forlì). Aveva aggiunto anche una sua foto. Aveva preparato con cura l’arredo funebre, pensando che quella tomba sarebbe stata pure la sua. Invece no. Una settimana fa è stato tutto cancellato. Anna Maria Ricci è finita nell’oblio. Forse per questo è caduta in depressione. Può darsi che l’epitaffio la facesse sentire vicina a chi le ha riempito l’esistenza e che quando l’hanno cancellata si sia sentita come intrusa, mal sopportata e si è gettata nel fiume dopo una giornata passata con le amiche, a Riano. Il primo a preoccuparsi della sua scomparsa è stato il figlio, al quale è toccato anche riconoscere il cadavere. Pure un ricordo può uccidere.
La strana morte in casa Mussolini
di Fabio Di Chio