Ridare dignità e speranza agli abitanti di Tor Sapienza e di tutti i quartieri devastati da scellerate scelte politiche non ha nulla a che vedere con il razzismo o con l’odio: si tratta semplicemente di assicurare il «minimo sindacale» che la buona politica dovrebbe garantire ai cittadini. Ovvero la capacità di essere padroni a casa propria. Quando una madre non può far scendere i bambini a giocare in cortile, quando un anziano non si sente libero di andare a passare qualche ora in un parco, questo significa che la politica ha fallito completamente. O almeno una certa politica, di sicuro quella snob e inefficiente di cui è espressione il sindaco Marino. È davvero paradossale che le politiche di sinistra, sempre così buoniste e animate da sentimenti così umanitari, finiscano inevitabilmente per sfociare in situazioni di mancanza di libertà e di sicurezza. La gente che in questi giorni è scesa in strada a Tor Sapienza non è composta da razzisti, come troppi giornali hanno scritto. Si tratta di lavoratori, di genitori, di pensionati, di casalinghe, di disoccupati, di precari. Si tratta, insomma, di quel popolo che la sinistra oggi ha dimenticato, oltraggiato e deriso, lasciandolo solo, tant’è che è dovuta venire la Lega a far valere le sue ragioni. «Accoglienza» sarà sempre una parola vuota finché non riusciremo a garantire innanzitutto la sicurezza del nostro, di popolo, per pensare solo successivamente alle esigenze di chi viene da lontano, fuggendo talvolta da una guerra ma spesso solo per fare fortuna in uno Stato che è il Paese di Bengodi per ogni delinquente e scansafatiche. Aiutiamo chi ne ha bisogno, per carità. Ma prima vengano sempre gli Italiani.
Pensiamo prima ai romani
di Mario Borghezio