Politica

Il prefetto Pecoraro: «Chi semina violenza e terrore oscura le ragioni della protesta»

«L'insofferenza nasce dal disagio economico. Nuovi arrivi? Cerchiamo di migliorare la distribuzione sul territorio»

Un episodio dettato dall’insofferenza e dal disagio economico, che contrasta con lo spirito di accoglienza della Capitale. Un atteggiamento che non contribuisce neanche a far comprendere e a diffondere le ragioni della protesta. Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro non parla di «razzismo» ma di «guerra tra poveri» ed è anche lui sorpreso degli incidenti di Tor Sapienza. Però non li giustifica. Anzi. Il turbamento non gli impedisce di trascurare il suo dovere. E il suo dovere è anche garantire l’ospitalità a chi chiede asilo nel Belpaese. Ma qui siamo alla guerriglia urbana, signor Prefetto... «Io credo che sia una tensione che nasce comunque dalla crisi economica e che viene scaricata anche in questo modo, sugli altri, in questo caso sui più deboli. Un comportamento che contrasta con la tradizione della nostra città, una metropoli tollerante che accoglie centinaia di migliaia di non romani e che non ha mai lanciato segnali veri e profondi di razzismo e di intolleranza». Non teme un’escalation di violenza? «Mi auguro che si sia trattato di un fatto isolato e che non abbia alcun seguito...». Forse era meglio non sistemare lì quella gente... «Con il senno di poi, certo, posso dire che erano tensioni che si potevano evitare. Tuttavia, a parte che la situazione a Tor Sapienza è gestita dal Comune e non da noi, gli italiani hanno il dovere di offrire ospitalità ai rifugiati e assistenza ai minorenni richiedenti asilo. Sono anni che esiste questa sistema di accoglienza dignitoso». Ultimamente gli arrivi sono più massicci e, di conseguenza, il disagio è cresciuto. Può essere questa l’origine di una rabbia esasperata? «Negli ultimi mesi sono aumentati gli sbarchi, ma non è stato un aumento tale da determinare questo clima di insofferenza. Secondo me, contano molto anche la disoccupazione e le prospettive cupe per il futuro. Ma così si scarica sui più deboli». Pensa che non sia stati commessi errori nella gestione di immigrati e rifugiati, anche alla luce di quanto accaduto a Corcolle e a Ponte di Nona? «Tutto è perfettibile. Per quanto ci riguarda, abbiamo fatto in modo di distribuire i "nostri" rifugiati su tutto il territorio, in tutti i municipi e nella Provincia della città. Abbiamo fatto i bandi ed esaminato le offerte dei municipi e delle cooperative, quindi siamo stati attenti a non concentrare i richiedenti asilo. A Corcolle tutto è nato da un insulto all’autista del bus, a Tor Sapienza stiamo accertando, fatti specifici che hanno portato a reazioni irrazionali». Gli abitanti parlano di situazione insostenibile da quando ci sono i rifugiati. «Lì ci sono 46 ragazzi fra i 16 e i 17 anni. Che problemi possono creare? Ce la prendiamo con i ragazzini? Non è una bella immagine della Capitale d’Italia»: Che dovrebbero fare i cittadini? «Non certo attaccare le forze dell’ordine che proteggevano il Centro. Non si risponde alla difesa di un gruppo di ragazzi monorenni armandosi di bastoni e lanciando pietre contro gli agenti. Si spiegano i motivi della protesta civilmente. Senza una protesta civile è difficile perfino capire qual è il problema. Il dissenso va segnalato in maniera pacifica, non con la guerriglia, altrimenti è solo violenza». Sono previsti altri arrivi prossimamente? «Non lo sappiamo. Ma stiamo cercando altri posti per migliorare la distribuzione sul territorio e per accogliere gli eventuali nuovi profughi».

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