Politica

La Ue non si fida di Renzi: «Dubbi su riforme e tagli»

Il rapporto di Bruxelles: «Attenzione ai colli di bottiglia istituzionali». Critiche al piano di privatizzazioni che è in ritardo

La Commissione europea non si lascia incantare dagli annunci del premier Renzi. Ieri da Bruxelles è arrivata l’ennesima sferzata a fare di più e la critica per quelle che al momento sono solo un insieme di belle promesse lontane dall’attuazione. In un Rapporto sugli squilibri macroeconomici dell’Italia, la Commissione riconosce che lo slancio del processo di riforme «è aumentato, ma i progressi non sono uniformi». In particolare molte riforme «devono essere ancora pienamente adottate o aspettano i decreti attuativi e quindi i risultati restano incerti». Anche sulla spending review, che «dovrebbe finanziare molte riforme chiave nei prossimi anni», c'è una «significativa incertezza». Anche il piano delle privatizzazioni sta subendo «ritardi». Non solo. Il governo si è limitato ad «annunciare i proventi» che si aspetta di avere dalle dismissioni: ovvero lo 0,7% del Pil all'anno nel periodo 2014-17 indicato nel Programma di stabilità 2014, confermato dall'aggiornamento del Def che ha esteso l'obiettivo annuo al 2018». E fornisce «limitate informazioni concrete sulla quantità delle quote che saranno vendute, sulle società e sul calendario del programma». La Commissione mette in guardia dagli ostacoli di vario genere, «dai numerosi colli di bottiglia istituzionali e dalle deboli capacità di applicazione» che rischiano di «rallentare» il percorso delle riforme e di conseguenza «gli effetti benefici». La Commissione indica tre ostacoli istituzionali. «In primo luogo i processi per legiferare sono spesso lunghi e onerosi» e «la sovrapposizione delle competenze tra Stato e Regioni, la mancanza di coordinamento nella ripartizione delle competenze tra le amministrazioni centrali e locali e le regole e procedure burocratiche locali impediscono alle riforme di raggiungere il loro pieno potenziale». In terzo luogo, si sottolinea dalla Commissione, «l'effettiva applicazione delle nuove misure è ostacolata e scoraggiata dall'inefficiente sistema giudiziario italiano, caratterizzato da un grande numero di casi arretrati e dalla lunghissima durata dei processi». Bruxelles promuove invece il Jobs act: «La proposta di un nuovo contratto permanente per i nuovi entranti con tutele crescenti potrebbe migliorare le prospettive del mercato del lavoro per i giovani». Resta il dubbio su quanto «comporterà uno spazio ridotto per il reinserimento dei licenziati giudicati ingiusti». Fari accesi sul debito pubblico. La Commissione sottolinea che è «ancora molto elevato» ed è «un ostacolo per l'economia e una seria fonte di debolezza, in particolare nell'attuale contesto di bassa crescita e di bassa inflazione». Il debito pubblico italiano, si legge nel rapporto, «frena la crescita attraverso il livello molto elevato di tassazione, gli alti interessi che limitano i margini di spesa pubblica produttiva e la limitata capacità di rispondere agli shock economici».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.