Matteo Renzi prepara il piano B. Un po’ per pretattica, un po’ per non farsi trovare spiazzato nel caso in cui Silvio Berlusconi decidesse di far saltare il patto del Nazareno. Nel vertice di maggioranza sulla legge elettorale, il premier propone l’introduzione delle preferenze - in realtà si tratta di un sistema misto: il 30% dei parlamentari eletti col listino e il 70% a preferenza - per rassicurare il leader Ncd Angelino Alfano e, per non scontentare troppo Berlusconi, l’innalzamento delle soglie di sbarramento. Tuttavia Renzi vuol tenersi le mani libere e l’introduzione di una soglia unica potrebbe favorire la Lega di Salvini che a quel punto non avrebbe alcuna convenienza ad andare in alleanza con FI. Inoltre, potrebbe essere inserita una clausola di salvaguardia per Alfano, introducendo il ripescaggio per la prima lista in coalizione non eletta. Prima del vertice di maggioranza, calendarizzato per le 21, il premier vede proprio Alfano e il leader Udc Pier Fedinando Casini. Renzi ha fretta di chiudere e il ministro Marianna Madia lo dice senza mezzi termini: «La legge elettorale è la priorità assoluta». Dario Ginefra auspica un patto di maggioranza «per definire il cronoprogramma dei mille giorni ed evitare il totoelezioni permanente», ma Marina Sereni ribadisce la linea tracciata dalla Madia: «Sulla riforma elettorale la linea del Pd è chiara. Abbiamo proposto alcune modifiche su preferenze, parità di genere, soglie di sbarramento e percentuale da raggiungere per avere il premio di maggioranza, che potrebbe andare al partito anziché alla lista così da favorire il bipolarismo e ridurre la frantumazione del sistema politico. Vogliamo andare avanti e portare a conclusione l’iter della legge elettorale. Il tempo non è una variabile indipendente». Parole che fanno pensare a un Renzi deciso a varare l’Italicum per andare al voto in primavera, anche se l’incognita Quirinale lascia aperto ogni scenario. «L’accelerazione sulla legge elettorale significa che Renzi ha intenzione di andare al voto a primavera - dice la capogruppo Ncd alla Camera Nunzia De Girolamo - Adesso il premier sa di godere del vento a favore, ma sa che non potrà essere a vita il re delle preferenze. Pertanto prima che la crisi economica metta a nudo le difficoltà del Paese, Renzi ha tutta la convenienza ad andare alle urne». Ncd al vertice fa valere i numeri: al Senato gli alfaniani sono fondamentali per la tenuta del governo e Renzi deve tenerne conto, aprendo il patto del Nazareno anche agli altri partiti di maggioranza, soprattutto a quello di Alfano. Berlusconi, dal canto suo, darà la sua risposta a Renzi sulle modifiche richieste all’Italicum oggi dopo la riunione del Comitato di presidenza di FI, previsto per le 17 nel parlamentino di Palazzo Grazioli. L’impressione è che il premier flirti con il M5S e corteggi la sua maggioranza solo per costringere il Cav a cedere. In caso contrario il piano B per varare la legge elettorale - con Alfano o con Grillo - resta in campo. Per ora Berlusconi non si piega e disattende le attese di Renzi, che domenica aveva fatto sapere di essere disposto a procedere da solo in assenza di una risposta di FI. Il vertice di maggioranza serve quindi da un lato a mandare un segnale al Cav e dal’laltro a capire quanto, sopratutto con Alfano, si può trattare. Ma la fretta di Renzi non sta piacendo affatto a Berlusconi. Benché Renzi colleghi la necessità di approvare entro fine anno l’Italicum per scongiurare le presunte dimissioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il leader di FI è convinto che il premier voglia solo il voto anticipato.
Italicum, Renzi ha il piano B ma non molla il Cav
Vertice di maggioranza per rassicurare Alfano. Oggi la risposta di Berlusconi. Ecco l’esposto M5S ai pm sul patto del Nazareno e sulle nomine al Csm
