Politica

Il Gran Premio del Quirinale

di Luigi Bisignani

Tutti ai box di partenza, iniziano i giri di prova per il Gran Premio del Quirinale diventato, nel corso degli anni e con qualche forzatura costituzionale, l’unico vero centro del potere in Italia. Soltanto Ciriaco de Mita riuscì a piazzare sul Colle più alto e con uno splendido "lap", Francesco Cossiga che riteneva un suo "docile" uomo. Era fine giugno del 1985 e dopo aver raggiunto un accordo blindato con il segretario del partito comunista Alessandro Natta, lo chiuse letteralmente in un convento del 700 dei padri Rosminiani in via di Porta Latina in modo che non parlasse con nessuno e lo fece eleggere al primo scrutinio, a 57 anni, diventando così il più giovane Presidente della Repubblica. Cossiga se ne stette quieto per qualche anno interpretando in maniera rigorosa gli articoli 87, 88 e 92 della Costituzione che regolano i poteri del Presidente della Repubblica per poi diventare "il picconatore" della "prima repubblica", caduta sotto le macerie del crollo del muro di Berlino e di tangentopoli. Non mancò nelle sue esternazioni di bollare De Mita come un "boss di provincia" e Achille Occhetto come lo “zombi con i baffi”. A vincere il GP del Quirinale, nel corso dei vari campionati settennali, ci hanno provato un po’ tutti, da Amintore Fanfani a Giulio Andreotti fino a Massimo D'Alema che nel 2006 poteva contare persino su alcuni voti di Alleanza Nazionale e della Lega che avrebbero bilanciato quelli dei suoi "compagni" dissidenti. Andreotti confessò che si sentiva pronto per il Quirinale anche perché, aggiungeva divertito e scaramantico , «È una delle migliori cliniche geriatriche del mondo». Ma l’elezione del Capo dello Stato è sempre un terno al lotto condizionato il più delle volte da fattori esterni imprevedibili e a volte drammatici. Oscar Luigi Scalfaro venne eletto nel 1992, dopo l’attentato di Capaci in cui morì il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta. Anche per questo GP molti piloti scaldano i motori. Romano Prodi sogna il podio ma sa bene che non si qualificherà neppure per la pole position, Giuliano Amato ha già calzato il casco ed è certamente il candidato preferito dal campione uscente Giorgio Napolitano. E' molto ben visto da un team manager importante come Silvio Berlusconi, ma certamente avrà contro il patron del Gp, Matteo Renzi che, seguendo quello che ha fatto fino ad oggi, punterà invece su una figura di secondo piano, malleabile e mansueta. E' il metodo che utilizza in tutte le sue nomine dalla Mogherini a Gentiloni. In pista solo quelli che girano regolari e che non sorpassano, così da non farlo sfigurare. Questo toglie subito dal circuito campioni dal forte carattere come altre due donne che stanno comunque già preparando i tailleur d’ordinanza, Anna Finocchiaro ed Emma Bonino. In questi otto anni, Napolitano ha assunto un peso assai rilevante imponendo esecutivi (Monti e Letta) fino alle nomine militari, tanto da spingere Matteo Renzi a cercare una figura che riporti il Quirinale al suo ruolo originale, con un’interpretazione rigida della Costituzione, che non crei problemi a Palazzo Chigi come è successo invece per Berlusconi. Ecco perché Roberta Pinotti è certamente la sua candidata preferita. E' donna, non si è montata la testa in un ministero di potere come la Difesa, sarebbe la più giovane Presidente (53 anni) rispetto ai 57 di Cossiga e cosa che non guasta affatto, ha buoni rapporti con gli Stati Uniti ed Israele i due paesi a cui Renzi guarda con maggior interesse, senza contare che è letteralmente rapita dal Premier, il quale l'ha portata fuori dal pantano, in tutti i sensi, di Genova e della Liguria. Berlusconi vorrà dire la sua ma i suoi gruppi parlamentari sono in fermento su tutto. A chi gli sta suggerendo una giurista di fama come Paola Severino sono in troppi quelli che ricordano che proprio la sua legge l'ha fatto decadere da senatore, piuttosto molto meglio un filosofo di fama già presidente del Senato come Marcello Pera che però ha un grosso handicap, toscanaccio pure lui. Ma siamo ancora ai giri di prova ed un'altra domanda è d'obbligo : per Renzi è più conveniente , salute di Napolitano permettendo, votare il Quirinale con questo Parlamento o con il prossimo dando così un'accelerata alla fine della legislatura visto che comunque non riesce a far passare tutte le promesse fatte ?

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