«Troppe le omissioni, i guasti e le irresponsabilità tra le forze politiche. Non si è trovata nessuna soluzione sulle riforme istituzionali. Convenienze, tatticismi e strumentalismi hanno condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento». Potrebbero essere queste le parole di congedo del presidente Napolitano dopo un anno e mezzo di mandato bis;invece sono quelle del suo insediamento, il 20 aprile 2013, quando è rieletto al Quirinale. Allora Napolitano sottolineò il carattere straordinario del prolungamento dell’incarico che doveva avere il significato di un tempo supplementare dato ai partiti per mandare in porto le riforme a cominciare da quella della seconda parte della Costituzione. In quell’occasione, alle durissime parole di rimprovero a tutte le forze politiche, aggiunse anche un avvertimento che suonò come una minaccia: «Se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al Paese». Quel giorno incassò gli applausi di tutto l’emiciclo della Camera ma ora a distanza di oltre un anno e vicino al traguardo del suo mandato bis, quelle parole paiono cadute nel vuoto. Napolitano si poneva quale garante di un cammino di pacificazione nazionale che avrebbe dovuto portare alla tessitura di larghe intese per attuare un sistema di riforme. La riforma del Senato e del Titolo V è all’inizio del percorso. L’8 agosto la legge è stata approvata dal Senato, ma ora deve avere il via libera della Camera e poi di nuovo, in seconda lettura, da entrambe le camere. Ancora in alto mare la riforma a cui Napolitano tiene di più. La nuova legge elettorale o Italicum è ancora al centro del dibattito, o meglio del tira e molla, tra Renzi e Berlusconi. Nella fase preliminare pure la riforma della giustizia. Insieme alle riforme istituzionali, Napolitano invocò un colpo di reni con riforma del lavoro per uscire dalla crisi con la crescita. Nel semestre di presidenza europea, l’Italia, secondo gli auspici del Capo dello Stato, avrebbe dovuto dettare l’agenda ai partner della Ue e imporre ai rigoristi una maggiore attenzione alla crescita rispetto alle regole di bilancio. Invece l’Italia per poco non rischia di tornare osservata speciale. Il pil quest’anno sarà negativo e nel 2015 crescerà solo di un risicato 0,2%. Quanto alla disoccupazione continua ad essere a livelli record. Non solo. Renzi ha dovuto ingoiare una bocciatura da Bruxelles della Stabilità.
Un anno e mezzo di illusioni e delusioni
Nel discorso per il mandato bis aveva strigliato i partiti sulle riforme. Ancora è tutto in alto mare: dalla legge elettorale, alla giustizia, al Senato
