A livello ufficiale continuano le scaramucce, con Forza Italia e Partito Democratico che si rinfacciano a vicenda la colpa del ritardo con il quale sta procedendo l’iter della legge elettorale. Ma, andando al di là delle dichiarazioni d’agenzia, la realtà è che l’accordo tra Renzi e Berlusconi anche sulle ultime modifiche da fare all’Italicum è ormai un fatto. E a togliere gli ultimi dubbi al Cavaliere sono state le parole pronunciate ieri dal ministro per le Riforme Maria Elena Boschi in un’intervista a Repubblica. «È falso che vogliamo eliminare la clausola che prevede la validità dell’Italicum solo per la Camera». Di fatto, si tratta di una (parziale) assicurazione sulla durata della legislatura. Sarebbe praticamente impossibile andare a votare con due leggi diverse tra Camera e Senato, e così Berlusconi potrà andare dai suoi parlamentari, giovedì, dando l’immagine di una trattativa che ha portato almeno qualche risultato anche per il centrodestra. Fa parte di questa tattica anche la scelta di non dare ancora l’ok ufficiale a Matteo Renzi. La famosa telefonata che ieri Berlusconi avrebbe dovuto fare al premier, infatti, a sera non c’era ancora stata. Il sì definitivo potrebbe arrivare tra oggi e domani, dopo che l’ex Cavaliere avrà incontrato i familiari nell’abituale pranzo di Arcore del lunedì o dopo che avrà fatto ritorno a Roma e avrà incontrato i big del partito. Poco importa, ciò che conta è che Renzi stasera, nel vertice di maggioranza sulle riforme chiesto in particolare da Alfano, potrà presentarsi con in tasca la tenuta del patto del Nazareno. E così resistere meglio anche alla pressione dei partiti centristi per non far alzare eccessivamente le soglie per accedere al Parlamento. « «Una soglia di sbarramento alta nella nuova legge elettorale escluderebbe dal Parlamento milioni di voti degli italiani. Nell’attuale panorama politico, sarebbe una forzatura eccessiva. L’Italicum deve servire il Paese in modo equilibrato e rappresentativo» diceva ancora ieri Nunzia De Girolamo, capogruppo di Ncd alla Camera. Come che sia, Renzi è intenzionato a incardinare il prima possibile la legge elettorale in Parlamento, anche per dare un segnale a un Napolitano esausto che aveva chiesto almeno la riforma del voto prima del suo passo indietro dal Colle. «Lo stato dell’arte sul Patto del Nazareno - facevano trapelare ieri sera da Palazzo Chigi - è quello descritto dalle parole di Maria Elena Boschi e Graziano Delrio. Quanto al "timing", l’indicazione di marcia per Berlusconi è che non si può aspettare o perdere tempo. Dunque, in settimana l’approdo in commissione con l’obiettivo di arrivare invece in Aula a fine dicembre». I forzisti, invece, preferirebbero guadagnare altro tempo. « Per Forza Italia il Patto del Nazareno è ancora in piedi. A differenza di Renzi non sentiamo né rumori né scricchiolii. Ma i diktat del premier sui tempi non li accettiamo» spiega l’europarlamentare e consigliere politico di Berlusconi, Giovanni Toti. Le altre parole confermano che sulle modifiche ormai l’accordo è stato trovato: «Un eventuale premio di maggioranza alla lista» spiega Toti «non ci vede pregiudizialmente contrari», ma «ci vogliono sere riflessioni anche con i nostri possibili alleati e quindi del tempo». «La legge elettorale - conclude l’esponente azzurro - è importante ma non è la cosa più importante. Tra l’altro, se l'Italicum langue al Senato è solo per le divisioni del Pd. Forza Italia ha sempre garantito il rispetto dei patti. Se Renzi non fa forzature, sarà così anche stavolta».
Silvio ottiene la clausola anti-urne
La Boschi garantisce: «L’Italicum varrà solo per la Camera, no al voto anticipato»
