Politica

Letta metterebbe d’accordo tutti

Per i partiti il candidato deve essere condiviso e al di sopra delle parti Berlusconi nel 2006 lo indicò. Si è sempre sottratto alle manovre delle segreterie

Sarà un tormentone da qui alla fine dell'anno e oltre. Chi sarà il successore di Giorgio Napolitano, una volta che deciderà di dimettersi, ammesso che lo faccia davvero? La lista degli «indiziati» si allungherà o restringerà con la naturale isteria degli umori politici e dei giochi sotto traccia che caratterizzano una scadenza così importante. Per il momento, sono tutti concordi sulla necessità più ovvia: un nome condiviso e una personalità al di sopra delle parti. Papabili con questi requisiti di base non ne vediamo ancora, si va verso una lunga guerra di logoramento, con esiti imprevedibili, ma ricordando un ammonimento, frutto di saggezza antica seppure un po' curiale, che rende bene l'idea: attenti, chi entra Papa in conclave, quasi sempre ne esce cardinale. Gianni Letta, indicato da un sondaggio di questo giornale come ideale presidente della Repubblica, nella sua vita di contiguo alla politica, seguita a quella di brillante giornalista e direttore, si è sempre sottratto sia alle contorte e spregiudicate manovre delle segreterie, sia ai deprimenti giochetti a cui partiti affatto santi si dedicano nelle occasioni più importanti. Del resto, persino fra i porporati riuniti per scegliere il successore di Pietro, nonostante l'immancabile presenza dello spirito santo, si intrecciano trattative non sempre immacolate. Certo, siamo all'inizio della corsa, ma Letta può fregiarsi già di una prima medaglia: se il Capo dello Stato fosse scelto in questo Paese dai cittadini e non da politici riuniti in un rumoroso conclave laico, la poltrona più alta del Colle sarebbe già sua. E larga parte dei politici di ogni schieramento sarebbero d'accordo. Gianni Letta ha sciolto un dilemma costante nella poetica pirandelliana de «Il fu Mattia Pascal», quello della dicotomia fra l'essere se stessi e l'apparire agli altri. Il pregio di Letta è essere sempre se stesso apparendo agli altri come effettivamente si è, non come si vorrebbe far credere. In questo caso un fedele e capace servitore dello Stato, discreto protagonista e spettatore delle più importanti e delicate vicende nazionali, vissute e affrontate mai con spirito di parte, pur in costanza di un sodalizio strettissimo con Berlusconi, del quale ha spesso temperato le asprezze e indirizzato le scelte. Fu proprio Berlusconi che nel 2006 lo indicò alla più alta carica dello Stato, riconoscendogli pubblicamente doti di un non politico capace di alta politica, equilibrato navigatore fra parti contrapposte, ma senza partigianeria, prima lo Stato e gli interessi collettivi, il tutto condito da quella speciale cortesia che gli inglesi chiamano «grace under pression» la grazia sotto la pressione degli eventi. Letta ha una proverbiale, inesauribile capacità lavorativa, è presente ma mai sotto i riflettori, è la discrezione responsabile, la forza dei nervi saldi, la riposante penombra, la certezza del confessionale. Una volta disse di se stesso: «Nella mia vita sono stato un avvocato mancato e un giornalista perduto». Sarebbe certamente un ottimo presidente della Repubblica. I nostri lettori, come sempre, hanno visto giusto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.