Politica

«Basta ipocrisie, in FI ci sia confronto»

Parla Raffaele Fitto: «Non perdiamo tempo a discutere di Renzi e Salvini La legge elettorale non è la priorità, concentriamoci su tasse e imprese»

Mancano pochi minuti alle 11 quando Raffaele Fitto arriva a Palazzo Santa Chiara per «Oltre il muro», l’evento che ha organizzato per celebrare il 25° anniversario della svolta berlinese e per «scuotere» Forza Italia dal torpore politico. La saletta interna è piena, tanti dei parlamentari vicini all’ex governatore pugliese sono costretti a restare in piedi. Altri lo aspettano all’ingresso. Fitto stringe mani, si concede alle telecamere e si avvia verso il «dietro le quinte». È lì che lo intercettiamo. Onorevole Fitto, Berlusconi le aveva chiesto di non radunare più i suoi. «Io continuo a credere che ci sia bisogno di un luogo di confronto costante. Non si tratta di non riunirsi perché non serve. Io credo proprio il contrario, io chiedo che ci sia bisogno di sede e luogo per discutere delle varie questioni. Piuttosto che discutere di legge elettorale con i retroscena giornalistici o con i diktat di alcuni ministri del governo Renzi, vorrei un’occasione per confrontarci e tirare fuori una posizione del partito o capire i margini di manovra. Sempre che...». Sempre che? «Sempre che il nostro partito non decida di superare un limite enorme e cioè faccia capire alla gente quanto sia fuori luogo la discussione che si sta facendo in questo momento. Si parla di Italicum come se noi così potessimo risolvere i problemi del mondo. E non si parla da giorni di disoccupazione, imprese, famiglie, tagli della spesa pubblica, riduzioni fiscali». Siamo realisti, Berlusconi può davvero dire di no a Renzi? «Noi dobbiamo innanzitutto far percepire agli elettori in modo chiaro che siamo opposizione a questo governo. Lo abbiamo fatto, ad esempio, con gli emendamenti presentati alla legge di Stabilità. Non opposizione che urla ma opposizione che propone. Che si concentra cui contenuti, che è capace di evidenziare lo "spread" tra le parole di Renzi e i suoi provvedimenti. Fatto questo, poi possiamo anche discutere del resto». I collaboratori richiamano l’attenzione di Fitto: «La sala è pronta andiamo». Noi insistiamo. Onorevole, ma se si va al voto in primavera come si presenta il centrodestra? «Non voglio fare ipotesi di questo tipo. Al di là di quando si vota, è fondamentale riorganizzare la nostra area, non possiamo stare fermi ad aspettare che gli altri ci dettino l’agenda». Cosa pensa della chiusura di Berlusconi a Ncd? «Che anche questo andrebbe discusso nelle sedi competenti. Non si può risolvere tutto con una dichiarazione qualche ora prima della scadenza per la presentazione delle liste». Sa cosa si dice: che ormai ha i numeri per fare gruppi autonomi in Parlamento. Fitto sbuffa, comincia a scuotere la testa prima della fine della domanda. «No, guardi, noi siamo in Forza Italia e ci rimaniamo. Vogliamo solo far sì che il partito recuperi una sua identità forte sui contenuti. Sono stufo di passare il tempo ad ascoltare commenti su Renzi o Salvini. Ignorando il fatto che la nostra barca ormai ha due falle, imbarca acqua e perde elettori a destra e a sinistra. Più che interessarci di cosa fanno gli altri preoccupiamoci di cosa dobbiamo fare noi». Appunto, cosa? «Ripartiamo dai contenuti. Il documento che abbiamo presentato sulla legge di Stabilità è una buona traccia perché parla alle imprese, alle famiglie. Punta i fari sui nostri riferimenti storici: il taglio delle tasse e della spesa pubblica. Forza Italia e il Pdl hanno sempre rappresentato questo per i cittadini. Se abbandoniamo questo terreno non possiamo pensare di rilanciare la nostra azione, gli elettori non ci credono più. Nel 2008 ci hanno votato oltre 13 milioni di cittadini, nel 2014 poco più di 4. Sono questi numeri a indicarci la strada». I collaboratori sono sempre più agitati. «Ora basta, andiamo». Fitto si avvia verso il palco. Onorevole, un’ultima cosa. Perché delle «faide» nel Pd si parla molto meno rispetto a quelle in Forza Italia? «Perché nel Pd si discute nelle sedi competenti. Se lo facessimo anche noi, le posizioni differenti non sarebbero un dramma ma un arricchimento». Comincia la manifestazione. Quando tocca a Fitto tirare le file del dibattito, parla per una ventina di minuti e introduce alcuni concetti «inediti» per l’ultimo centrodestra, come la critica all’appiattimento su Putin: «Il nostro orizzonte in politica estera non possono essere la Russia e la Corea del Nord». Chiede di «andare oltre il muro dell’ipocrisia e dire ciò che pensiamo al presidente Berlusconi». E mentre la platea si spella le mani, promette: «Ci saranno tante altre manifestazioni in giro per l’Italia, da questo momento si parla di contenuti, da domani tutti al lavoro per rilanciare Forza Italia».

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