«Forza Italia ha il dovere e il diritto di aprire una discussione all’interno per valutare verso quali ipotesi stiamo andando. È necessario il luogo e il tempo per discuterne bene e bisogna farlo su scelte chiare, non su indiscrezioni; serve una nostra risposta chiara e chiedo una sede competente per confrontarsi». Usa parole nette Raffaele Fitto per spiegare qual è, a suo parere, il nodo centrale della trattativa sull’Italicum. Basta imposizioni dall’alto, basta decisioni comunicate all’ultimo momento senza neanche essere state motivate. Il partito ha il diritto di dire la sua su una scelta - l’assegnazione del premio di maggioranza alla lista anziché alla coalizione - che, se confermata, si tramuterebbe nella morte politica di Forza Italia. È un momento delicato per l’ex governatore della Puglia. Dopo la conferenza stampa con la quale ha presentato i «suoi» emendamenti alla legge di Stabilità, Fitto non ha nessuna intenzione di tornare nelle retrovie. Già stamattina, a Palazzo Santa Chiara, a Roma, la sua «offensiva» mediatica proseguirà, con un convegno organizzato per celebrare il 25° anniversario della caduta del Muro di Berlino. Un evento che ha un significato che va ben oltre l’argomento in dibattito: servirà anche a dimostrare che l’europarlamentare ha ormai una macchina organizzativa capace di muoversi anche fuori dai confini pugliesi. Oltre a un numero di fedelissimi che sale di giorno in giorno. Fino a qualche settimana fa si parlava di una trentina di parlamentari tra Camera e Senato. Ora, a scorrere l’elenco dei firmatari degli emendamenti alla legge di Stabilità, una ventina tra i soli deputati, si scopre che i numeri stanno crescendo. Ce ne sarebbero abbastanza per formare gruppi autonomi in entrambe le Camere. «Ma io non lascio il partito - ha continuato a ripetere Fitto nelle ultime settimane - la mia battaglia la porto avanti a viso aperto dall’interno». Sempre che, s’intende, non sia qualcun altro a cacciarlo. L’evento di questa mattina sarà articolato in una serie di interventi. Prima sarà presentato il «docuweb» sulla caduta del Muro girato dal regista Ambrogio Crespi, poi il microfono passerà a una serie di giovani nati nel 1989, anno della svolta per Berlino, tra cui Lorenzo Castellani, animatore della Leopolda Blu. Infine spazio a Daniele Capezzone e a Raffaele Fitto. Che, nel suo discorso, dovrebbe anche ricordare la storica appartenenza dell’Italia al Patto Atlantico. Un modo per criticare le posizioni troppo «filo-Putin» che Berlusconi nelle ultime settimane ha imposto al partito. Infine, un excursus su tutti i muri che andrebbero abbattuti in Italia per far tornare competitivo il Paese. Soprattutto quelli politici, come il «muro» che impedisce la partecipazione popolare con il «divieto» di primarie nel centrodestra. L’obiettivo dichiarato già da tempo è ridare una linea politica a Forza Italia che non sia né lo sdraiarsi sulle posizioni renziane né l’inseguire Salvini. Un concetto che l’europarlamentare ha ribadito già ieri: «Siamo in una fase di crisi drammatica con il centrodestra - ha detto - stiamo diventando renzologi: parliamo solo di Renzi e non parliamo di quello che dovremmo fare noi. Ma quando è il momento di parlare dei nostri errori e della linea di prospettiva sulla quale impegnarci? Lì c’è la risposta ai milioni di elettori che non ci votano più».
Fitto prepara i suoi alla battaglia: «Sull’Italicum vogliamo il confronto»
