Politica

Dall’apocalisse all’avvento

di Mamma Vanessa

Caro Samuel, ieri finalmente ti ho tenuto per la prima volta tra le mie braccia. In macchina. Ti ho visto dopo averti immaginato per nove mesi e ho ringraziato il cielo, fra l’altro nerissimo per la bomba d’acqua temuta da tutti. Alle cinque di mattina sono iniziati i dolori che conosco bene per averli già provati con i tuoi due fratellini che ti aspettano a casa insieme a papà Diego. Sapevo che stavi per arrivare, così ho chiamato i tuoi zii, Luca e Rosita per farmi accompagnare in ospedale a Tivoli da Castel Madama, dove abitiamo. Ma il destino ci ha messo lo zampino e la macchina all’improvviso s’è fermata. Ho avuto paura, piccolo mio, che qualcosa andasse storto. Che tu fossi in pericolo. Ma ho stretto i denti e ho pensato: io ce la posso fare. E mentre tutt’intorno la pioggia accelerava il suo passo ho iniziato a spingere una, due, tre volte, fino a perdere il conto e alla fine eccoti qua, finalmente accanto a me. Poi sono arrivati gli angeli custodi, due poliziotti che hanno aspettato insieme a noi l’arrivo dell’ambulanza senza lasciarci un attimo. Fuori pioveva. Ma tu, nel frattempo, eri già in una culla improvvisata sul sedile dell’automobile con il cordone ombelicale ancora attaccato e i medici del 118 al telefono. Alla fine a sirene spiegate siamo entrati nel pronto soccorso. Una giornata di fulmini e grandine s’è trasformata per noi in un raggio di sole. Benvenuto al mondo figlio mio.

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