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«La manovra non va stravolta»

Laura Della Pasqual.dellapasqua@iltempo.itPer il momento Renzi è riuscito a calmare i sindaci. Itagli ai trasferimenti, che hanno fatto issare le barricate a Regioni e enti locali, saranno rivisti....

Per il momento Renzi è riuscito a calmare i sindaci. I tagli ai trasferimenti, che hanno fatto issare le barricate a Regioni e enti locali, saranno rivisti. Il presidente dell’Anci, Piero Fassino, è entrato nell’incontro con il governo, con intenti bellicosi minacciando di ridurre i servizi e aumentare le imposte in assenza di una revisione della legge di Stabilità. Fassino ha delineato uno scenario allarmante: il taglio reale per i comuni italiani ammonta a circa 3,7 miliardi di euro», un intervento «assolutamente insostenibile». Di qui la richiesta di «elementi correttivi» che scongiurino il crac finanziario e la minaccia velata: «noi non vogliamo né ridurre i servizi né aumentare il prelievo fiscale». Dopo l'incontro Palazzo Chigi, Fassino però ha ammorbidito i toni. «Il governo è consapevole che il problema deve essere affrontato e che occorre avere un intervento correttivo sul taglio di un miliardo su città metropolitane e province di secondo grado» ha detto Fassino all’uscita, parlando di «primi passi in avanti». Renzi ha quindi cercato di evitare la rottura, sapendo che dopo il peggioramento del quadro economico del Paese quale è emerso dalle previsioni d’autunno della Commissione europea, non può permettersi battute d’arresto per la manovra. Disinnescare la mina dei Comuni era quindi fondamentale anche se ora si pone il problema di come recuperare i mancati tagli ai trasferimenti. Renzi ha riproposto il progetto dell’imposta unica ma come ha detto Fassino è un piano non a breve termine e sul quale comunque il presidente dell’Anci ha chiesto che venga lasciata ampia libertà d’azione ai sindaci. Se ne parlerà più avanti. Contro la Stabilità anche le Province che «con 1 miliardo di tagli», dicono, lo Stato «ci manda in dissesto e così pure le Città metropolitane». La soluzione «per evitare il blocco dell'erogazione dei servizi e l'esubero del personale è spostare, da subito, nella Stabilità, quelle funzioni che la Legge Delrio toglie dalla gestione delle Province: formazione professionale, trasporto pubblico locale, centri per l'impiego, cultura, turismo, sociale, agricoltura». Ma il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in audizione alla Camera, frena su modifiche radicali della Stabilità. «La recessione non è finita e la fase di stagnazione continuerà anche nel secondo semestre 2014 con una contrazione del pil dello 0,3%». Padoan quindi ribadisce che «la riduzione del rapporto debito/pil rimane una sfida ineludibile che si può vincere solo tornando a crescere in modo sostenuto e stabile». E per assicurare una ripresa «solida e duratura» è necessario che la legge di Stabilità mantenga la sua «unitarietà e compatezza». Padoan spiega che «gli interventi della manovra muovono verso il rafforzamento del sistema produttivo, l'aumento del reddito disponibile delle famiglie, il sostegno all'economia e la domanda aggregata». Padoan ha insistito sul «beneficio in termini di minore imposta Irap pagata dalle imprese stimato pari al 36,8%» e ha difeso l’aumento dell’imposta sul Tfr e fondi pensione: «L'aliquota resta comunque decisamente inferiore a quella ordinaria applicabile alla generalità dei redditi di natura finanziaria (che sono tassati con aliquota del 26%)».

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