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E da Bruxelles tornano i soldi: 44 miliardi

Ecco il tesoretto riservato all’Italia da Bruxelles per rilanciare il Paese visto che la cassa al ministero del Tesoro per gli investimenti infrastrutturali è perennemente in sofferenza. A...

Ecco il tesoretto riservato all’Italia da Bruxelles per rilanciare il Paese visto che la cassa al ministero del Tesoro per gli investimenti infrastrutturali è perennemente in sofferenza. A disposizione c’è una dotazione di 44 miliardi di euro di Fondi Ue per il settennato 2013-2020. Di questo 22,2 sono destinati alle regioni del Sud. A ricordarlo è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, presentando a palazzo Chigi l’Accordo di partenariato firmato a Bruxelles il 28 ottobre scorso. «Siamo il secondo Stato membro per dotazione di bilancio dopo la Polonia, che ha 75 miliardi- ha aggiunto Delrio- ed è un'occasione da non perdere visto che questi fondi sono quello che ci serve per far fare un passo in avanti a tutto il Paese». Su queste risorse il governo punta molto per creare posti di lavoro. Nell’uso di questi fondi c’è «un impegno prioritario per l’occupazione. E un investimento molto forte per la ricerca, l’innovazione, la competitività» ha sottolineato il sottosegretario Delrio. Le risorse comunitarie sono distribuite su quattro fondi strutturali e di investimento europei (denominati Fondi Sie), in questo modo: Fondo europeo di sviluppo regionale (20,6 miliardi); Fondo sociale europeo (10,4 miliardi); Fondo agricolo per lo sviluppo rurale (10,4 miliardi); Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (0,537 miliardi). A questi sono da aggiungere 1,1 miliardi della cooperazione territoriale europea e 567 milioni della Garanzia giovani. Ai fondi comunitari, ha poi spiegato il sottosegretario Delrio, «si affianca il cofinanziamento nazionale che, per la programmazione 2014-2020 ammonta a 20 miliardi di euro». Di regola i progetti comunitari, per essere validi, devono infatti prevedere una quota aggiuntiva di risorse stanziate dallo Stato e dalle regioni in modo da responsabilizzare coloro che usano i fondi strutturali. Che a loro volta sono messi a disposizione dei progetti su 11 obiettivi tematici, dalla ricerca e sviluppo a cui vanno 3,7, all'agenda digitale (2,1 miliardi), la competitività (7,8 miliardi), tutela dell'ambiente, occupazione, lotta alla povertà, istruzione e formazione, eccetera. «Questi fondi- ha concluso Delrio- sono quello che ci serve per far fare un passo in avanti a tutto il Paese». In particolare, «se vinciamo la sfida al sud vince tutto il Paese». Non mancano le criticità ovviamente messe in evidenza allo stesso Delrio nel corso della conferenza stampa. In particolare le inefficienze amministrative che spesso rallentano l’attuazione dei progetti. Le carenze nella predisposizione dei piani e nello sviluppo delle attività sono state individuate non solo nelle Regioni ma anche in alcune amministrazioni a livello centrale. C’è da dire che nel corso dell’ultimo anno la spesa dei fondi Ue ha subìto un’importante accelerazione arrivando all’impegno di circa il 62% del totale dei fondi. Dati che sarebbero però ancora parziali perché le modalità di certificazione europee delle spese danno il quadro completo solo qualche anno dopo. Dunque la percentuale di non speso alla fine del settennato dovrebbe essere già vicina al 95% delle risorse. In media con gli altri paesi Ue.

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