In Italia, a differenza delle altre nazioni europee, non esiste la possibilità di scegliere, a parità di condizioni, una scuola diversa da quella statale. Infatti, mentre chi manda un figlio a una scuola statale riceve un servizio che ha pagato con le imposte, il contribuente che non manda il figlio a una scuola statale (per i motivi più diversi), paga con le imposte un servizio che non riceve, o, ciò che è lo stesso, paga due volte l'istruzione dei propri figli: la prima volta con le imposte, la seconda sotto forma di retta scolastica da corrispondere alla scuola non statale. Il sistema attuale, da un lato, consente un lusso che non tutti si possono permettere (pagare due volte l'istruzione dei figli), dall'altro restringe proprio la libertà di scelta dei meno abbienti, che non possono permettersi una scuola diversa da quella statale. Introdotto per garantire uguaglianza di accesso, il sistema statalista finisce così per determinare diseguaglianza di uscita. Quale il rimedio? Una scuola veramente "libera", nella quale venga riconosciuta realmente ai cittadini la libertà di scegliere la scuola più idonea ai loro convincimenti educativi, morali e religiosi, in un sistema di libera concorrenza, senza alcuna discriminazione. In Italia, si diceva, il finanziamento pubblico della scuola è stato limitato, fino ad oggi, alle sole scuole statali, in condizione di monopolio o quasi. Il sistema statalistico è contrario ai valori fondamentali della democrazia perché mette in pericolo la libertà, viola le regole della giustizia sociale e compromette l'efficienza della scuola. Quando lo Stato gestisce in proprio la scuola, sottraendola al controllo salutare della concorrenza, il risultato prevedibile non può non essere che lo scadimento del servizio e l'incremento dei costi. L'attuale situazione italiana ne è la conferma plateale. Ogni forma di monopolio scolastico ed educativo, cioè il preteso diritto esclusivo ad istruire ed educare, contraddice i diritti naturali della persona. Il fine ultimo di ogni istituzione scolastica è di porsi come scuola delle famiglie e delle comunità, al servizio della crescita culturale e sociale dei cittadini. La famiglia assume il ruolo pregnante non solo di utente, ma anche di autentico committente del servizio. Se, dunque, la scuola si pone come scuola delle famiglie e delle comunità si pongono le condizioni reali per un'effettiva libertà di educazione, sicché i genitori possano scegliere le scuole per i propri figli in piena libertà. L'impegno civile delle famiglie a sostegno della libertà della scuola è un esercizio del diritto originario della partecipazione, per la costruzione della società a misura di uomo. Il monopolio scolastico da parte dello Stato è, pertanto, inammissibile, mentre il pluralismo delle scuole rende possibile il rispetto dell'esercizio di un diritto fondamentale dell'uomo e della sua libertà. Oggigiorno si lascia intendere che l'unica forma possibile di pluralismo culturale sia quella garantita dalla compresenza, nella stessa istituzione, di orientamenti ideologici diversi, magari competitivi tra loro, e quindi tendenzialmente non alieni da rischi di manipolazione. Il pluralismo, in realtà, è rispettato laddove la cultura è autentica; dove, cioè, essa evidenzia, con accurata analisi critica, la relatività di tutte le soluzioni storicamente contingenti, e stimola un dialogo senza preconcetti con le diverse posizioni, nello sforzo di ricerca di ciò che è vero, giusto e buono. La verità non è possesso esclusivo di nessun uomo. In questa prospettiva, il pluralismo delle istituzioni è condizione per il formarsi dello stesso pluralismo. La scuola non statale, proprio perché rispetta la propria identità, contribuisce al pluralismo culturale - educativo e scolastico di uno Stato democratico. Dunque, diritto di libertà nella scuola (pluralismo culturale) ma anche delle scuole (pluralismo delle istituzioni scolastiche). La famiglia, che per diritto naturale, è il soggetto primario dell'educazione dei figli, deve godere di una reale scelta educativa (tra scuole statali e non statali, cattoliche e non), secondo propri convincimenti ideologici e religiosi, senza discriminazioni giuridiche, sociali ed economiche. Lo Stato ha il dovere di garantire concretamente alle famiglie il diritto alla libertà di educazione. * direttore della«Rivista Lasalliana» trimestraledi cultura e formazionepedagogica della Provincia Italiadei Fratelli delle Scuole Cristiane
Una buona scuola con il buono-scuola
Liberi di scegliere il proprio percorso educativo senza pagare due volte
