«Le sentenze non contano niente, gli agenti devono essere linciati e basta». Per il senatore Carlo Giovanardi è inconcepibile che la famiglia di Stefano Cucchi chieda l’azzeramento di tutte le perizie e le consulenze acquisite nel processo d’appello, conclusosi con l’assoluzione di tutti gli imputati. «L’avvocato Anselmo delegittima sia la Procura che i giudici della Corte d’assise - ribadisce Giovanardi - Liquida in maniera sprezzante la sentenza, senza neanche aspettare di conoscerne le motivazioni. Bisogna buttare via tutto, perché non si è avuto il verdetto che la famiglia Cucchi sperava. Stefano è una vittima, ma non per questo si può sparare nel mucchio e linciare chi non ha nulla a che vedere con quella morte. Per ben 17 volte negli anni precedenti era stato ricoverato in pronto soccorso per lesioni e fratture. Ciò significa che era già stato picchiato dagli spacciatori che frequentava, non dalla polizia». Il senatore Ncd è una voce fuori dal coro di chi ha sempre visto nelle forze dell’ordine i «colpevoli a prescindere». Lo ha messo nero su bianco in un libro, uscito nelle librerie lo scorso dicembre, intitolato: «Balle, le bugie che hanno raccontato agli italiani». «Sono decine i siti internet dedicati a Carlo Giuliani, Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi indicati come vittime della violenta repressione dello Stato - è l’introduzione del capitolo dedicato a questo tema - Il loro nome è ricorso più volte anche nella discussione parlamentare sull’introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura, facendo intendere che nelle tragiche vicende che li hanno coinvolti le forze dell’ordine li abbiano sottoposti a pratiche tali da provocarne la morte». Giovanardi, invece, continua a ribadirlo ieri come oggi: «Stefano Cucchi è una vittima, non un eroe da indicare come esempio di vita ai giovani (o a cui intitolare scuole come aveva proposto la Provincia di Roma)». «Sono tre anni che sul caso Cucchi - si legge nel libro «Balle» - ambienti nutriti di pregiudiziali ideologiche e con grande capacità di mistificazione hanno scritto e detto ovunque: «Stefano Cucchi è stato ammazzato di botte», o dai carabinieri che lo avevano arrestato o dagli agenti che lo custodivano. Dissi allora che la cosa veramente grave che emergeva da quell’episodio era che una persona fragile, indifesa, segnata da gravi patologie avrebbe dovuto essere aiutata e protetta dai medici che l’avevano in cura, che non dovevano prendere per buona la sua volontà di fare lo sciopero della fame e della sete». Per queste osservazioni, nel novembre 2009, l’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, chiese le dimissioni di Giovanardi dalla carica di sottosegretario alla Presidenza del consiglio. «I medici hanno una responsabilità morale per aver consentito che Cucchi deperisse come se fosse in un campo di concentramento – spiega il senatore – Proprio per questo non capisco come mai la famiglia abbia rinunciato a costituirsi parte civile nel processo d’appello contro l’ospedale Pertini, in cambio di un risarcimento da un milione e 340 mila euro».
Quante balle sul pestaggio (secondo Giovanardi)
In un libro del senatore Ncd tutte le anomalie di un caso «strumentalizzato dai media»
