Politica

Noi sempre colpevoli

di Gianni Tonelli, segretario del Sap

Sembra essere scritto nel destino di noi poliziotti essere considerati capri espiatori di ogni situazione negativa, quelli cattivi e malvagi, che con la loro opera addirittura mettono in imbarazzo lo Stato e le pubbliche funzioni. La cronaca degli ultimi giorni ci ha regalato due episodi emblematici: la manifestazione Fiom a Roma con gli operai delle acciaierie di Terni, e la sentenza - con relative polemiche - del caso Cucchi. Nel primo episodio la polizia è stata accusata di aver indebitamente «manganellato» gli operai che manifestavano per difendere il posto di lavoro. Grande vergogna e sdegno ma ben presto - come per la oramai famosa «ombrellata al sindaco di Terni» avvenuta in scontri analoghi - si è dimostrato che la polizia non c’entrava. E questo lo dobbiamo anche ad alcuni video scovati da Il Tempo, l’ultimo reso noto ieri dove il «simbolo del pestaggio di Stato», un sindacalista anconetano della Fiom, s’è scoperto esser crollato a terra per un cazzotto in faccia tirato da un manifestante e non da un celerino. Domanda: se non ci fosse stato quel video, cosa sarebbe successo? Cosa avrebbero continuato a dire giornalisti e politicanti da strapazzo? Ecco perché black bloc, cronisti militanti e politici col paraocchi hanno il terrore delle telecamere sui caschi della polizia. Quel che è grave che di fronte alla verità in video Landini ieri abbia evitato di rispondere alle domande de Il Tempo preferendo negare l’evidenza, e stravolgere ancora la verità, in tv dall’Annunziata. Poi c’è il caso Cucchi, che ha fatto registrare una valanga di polemiche difronte all’assoluzione, anche in appello, degli imputati. Massimo rispetto per la vittima e per i suoi familiari, massimo disprezzo invece per chi fa politica e strumentalizza queste disgrazie ignorando fatti e sentenze. Si vuole forse un colpevole a tutti i costi? Benissimo, lo si dica. Ma al contempo si dica ad esempio la verità sulle famose foto choc di Stefano Cucchi che la dottoressa Bruno dell’ospedale Pertini ha spiegato esser state scattate dopo l’autopsia, e non prima, con quel che ne consegue per l’immagine del corpo martoriato. È uno strano Paese il nostro, dove qualcuno pensa che Caino abbia più diritti di Abele, che le sentenze dei tribunali vanno bene finché mettono alla gogna i «cattivi» poliziotti, ma sono da denunciare se condannano i cattivi ragazzi. Uno strano Paese dove qualcuno pensa o sogna ancora i tribunali del popolo, utilizzando in maniera furba e strumentale il potere dei media.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.