Il processo sulla Trattativa verte su una presunta negoziazione che si sarebbe sviluppata in seguito alla stagione delle bombe del ’92 e ’93. Una trattativa tra Stato e mafia al fine di giungere a un accordo tra importanti funzionari delle istituzioni italiane e rappresentanti di cosa nostra. Oggetto dell’intesa sarebbe stato la fine della stagione stragista in cambio di un’attenuazione delle misure detentive previste dall'articolo 41 bis. Martedì scorso la procura di Palermo ha chiesto di ascoltare il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e la deposizione si è svolta al Quirinale. Il Capo dello Stato, infatti, all’epoca dei fatti era presidente della Camera e a lui è stato chiesto in particolare dell’allarme che lanciò il Sismi di possibili attentati a lui e al presidente dell’epoca del Senato, Giovanni Spadolini. Ma Napolitano è stato ascoltanto in particolare anche su una lettera che gli scrisse il suo consigliere giuridico, Loris D’Ambrosio, nel 2012. In un passaggio di quella missiva si legge del timore di D’Ambrosio «di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi». Al centro del processo vi è anche una lettera cge il 26 giugno 1993 il dottor Capriotti, capo del Dap, inviò una nota al ministro della Giustizia Conso in cui spiegava la sua nuova linea di silente non proroga di 373 provvedimenti di sottoposizione al 41 bis in scadenza a novembre, che avrebbero costituito «un segnale positivo di distensione».
Le bombe del ’93 e i non rinnovi per trecento 41 bis
Il processo sulla Trattativa verte su una presunta negoziazione che si sarebbe sviluppata in seguito alla stagione delle bombe del ’92 e ’93. Una trattativa tra Stato e mafia al fine di giungere a...