In piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei deputati, con le foto di agenti e carabinieri morti in servizio o per essersi tolti la vita. Volti inghiottiti dal tempo, come quello del commissario Alfredo Albanese, trucidato a 33 anni dalle Brigate Rosse nel 1980. O quello dimenticato di Anna Grazia Casazza, agente di polizia peniteniaria che insieme a Rosa Sisca moriva vent'anni fa nel rogo dell'ex carcere torinese delle Vallette. Il nome dell'ultimo a cadere, Luca Di Pietra, un romano di 35 anni andato a spegnersi in Nord Italia mentre inseguiva un’auto rubata. Li hanno trascinati ieri sera al cospetto delle istituzioni i rappresentanti di cinque associazioni attive nel settore del sostegno alla famiglia e dell'aiuto alle donne vittima di stalking e violenza, che hanno voluto organizzare una fiaccolata per i carabinieri e i poliziotti morti in servizio per difendere i cittadini. «È la prima manifestazione di questo genere in Italia, ed è nata un mese fa», spiega Giorgio Ceccarelli, presidente dell'associazione «Figlinegati» e tra i promotori, «non c’entra nulla con le polemiche scoppiate mercoledì dopo gli scontri tra polizia e lavoratori dell'Ast di Terni. Volevamo solo ricordare a questo Paese di dire ogni tanto grazie a chi rischia la vita ogni giorno e troppo spesso viene guardato e giudicato con diffidenza». Agenti e militari la cui memoria, come ricordava ieri Il Tempo in prima pagina, è ignorata e giudicata poco «chic» dal Campidoglio, che nelle sue recenti scelte toponomastiche ha individuato altri martiri, altre priorità. «Ho deciso di organizzare questa manifestazione dopo aver visto in televisione un carabiniere costretto a togliersi il cappello a Napoli davanti a una folla inferocita nel giorno dei funerali del quindicenne Davide Bifolco», dice Marina Brasiello dell'associazione «Famiglia c'è». «Con la mia associazione aiutiamo donne vittima di stalking e di violenza, gestiamo situazioni delicatissime e senza l'aiuto delle forze dell'ordine io sarei persa. Per questo non accetto che in questo Paese chi lavora per 1.200 euro venga guardato con disprezzo, sia costretto ad umiliarsi o venga etichettato come violento. Ci possono essere delle mele marce, come dovunque. Quello che vorrei si ricordasse più spesso è che sotto la divisa ci sono uomini e donne, dei padri e delle madri che hanno scelto una missione e la portano avanti con sacrifici. Tre giorni fa un altro carabiniere si è ucciso in caserma, prima una ragazza si era tolta la vita alla stazione Termini. In tutti loro avverto una stanchezza e una mancanza di fiducia profonde».
E in piazza scendono i parenti degli agenti uccisi
In piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei deputati, con le foto di agenti e carabinieri morti in servizio o per essersi tolti la vita. Volti inghiottiti dal tempo, come quello del commissario...