Caro ministro, chiunque lei sarà, faccia che i due marò Girone e Latorre tornino in Italia con onore. Mantenga le promesse fatte dai suoi predecessori. Perché non è giusto che due difensori della pace, della libertà e del suolo italiano siano trattati così non solo dall’India ma dal Paese che essi difendevano. Il sogno di chi ha a cuore questo Paese e le Forze armate, che di questo Paese sono parte qualificante, è che i fucilieri di Marina, Latorre e Girone, non raggiungano quota mille giorni. Sì perché la vicenda piena di eventi incredibili e grotteschi e in netto contrasto con le leggi internazionali, ma anche con quelle del buon senso, che ha portato due militari in servizio antiterrorismo ad essere considerati loro stessi terroristi, è iniziata 985 giorni fa. E quota mille è terribilmente vicina. In questi quasi mille giorni si sono alternati, alla Farnesina, quattro ministri e lei che verrà sarà il quinto ad avere la «grana» dei marò sul groppone. È difficile chiedere un qualcosa a qualcuno che ancora non si sa chi sarà, ma noi de Il Tempo gliela chiediamo lo stesso. Lei che erediterà la poltrona della signora Mogherini passi alla storia affinché diventi l’ultimo inquilino della Farnesina a dover affrontare questo problema che ha già logorato quattro responsabili del dicastero. Il primo, correva l’anno 2012, è stato Giulio Terzi di Sant’Agata. Iniziò tutto il giorno dopo San Valentino: il 15 febbraio. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone erano a bordo della petroliera italiana Enrica Lexie a largo dell’india, in acque internazionali, perciò su suolo italiano. Acque infestate da pirati. I rapporti chiariranno che alla petroliera italiana si avvicinò un barchino. Che non smise di avvicinarsi, nonostante gli avvertimenti. I militari a bordo della Enrica Lexie esplosero alcuni colpi di avvertimento. Lontano dal barchino, e qui parliamo di uomini delle truppe di elite della nostra Repubblica. Gente che sa quello che fa. Il barchino si allontanò e sembrava tutto finito lì. Invece dall’India giunse una richiesta di aiuto per l’identificazione di alcuni pirati, con l’invito, al comandante della petroliera, di attraccare al porto di Kochi. In territorio indiano. Italiani brava gente. Girarono la prua ed entrarono in porto, dove Latorre e Girone vennero fermati perché forse erano responsabili dell’omicidio di due pescatori. Non combacia niente: il calibro delle armi, l’orario della sparatoria, le testimonianze. Ma nei confronti dei due fucilieri resta il fragile, ma ostinato e incrollabile impianto accusatorio. Giulio Terzi di Sant’Agata fece di tutto perché Latorre e Girone, tornati in patria con un permesso speciale, non rimettessero piede in territorio indiano. La discussione fu dolorosa e breve: l’11 marzo del 2013 il ministro Giulio Terzi annunciò, a nome del Governo, che i fucilieri non avrebbero fatto ritorno in India. Apriti cielo. Imbarazzo, contratti commerciali in pericolo, indignazione dall’India che limitò la libertà personale dell’ambasciatore italiano a Delhi, Daniele Mancini, arrivando a revocargli l’immunità diplomatica. I due fucilieri tornarono in India il 22 marzo e Giulio Terzi si dimise. Dopo di lui il diluvio: l’interim della Farnesina fu preso dallo stesso presidente del Consiglio, Monti. Gli sono succeduti Emma Bonino e poi Federica Mogherini. Tre governi: Monti, Letta e Renzi, e quattro ministri: Terzi, Monti, Bonino e Mogherini. La speranza è che il quinto, lei, sia quello buono.
Per prima cosa pensi ai due marò
Girone e Latorre ancora sotto accusa. Dopo l’ incidente mai chiarito l’India non riesce a mettere in piedi un’imputazione
