La profonda difficoltà politica in cui si ritrova la sinistra italiana ultimamente si manifesta non tanto in ciò che essa sostiene, quanto più in ciò a cui si oppone. L’ultima presa di posizione presa dai progressisti italiani in Europa ne è un buon esempio: l’8 settembre scorso il Parlamento Ue ha votato su una risoluzione tesa alla creazione di una strategia comune per contrastare e monitorare l’estremismo islamico, con particolare attenzione a gruppi radicali come i Fratelli Musulmani. Ebbene, la mozione è passata con 381 voti favorevoli e 167 contrari; quest’ultimi tutti espressi dalla sinistra europea – e da quella italiana di conseguenza –, che ha votato compatta. Pd, Movimento 5 Stelle e Avs hanno messo nero su bianco la propria contrarietà nei confronti di una proposta che a quasi tutti (addetti ai lavori e non) è apparsa di assoluto buon senso, vista la situazione odierna sia sul piano internazionale che, soprattutto, su quello interno: molte Nazioni europee Francia su tutte, con l’Italia che però sta inesorabilmente andando verso quella direzione stanno scontando fortissime tensioni socio-religiose legate ad un innegabile rafforzamento dell’influenza dell’islamismo politico nelle dinamiche politiche e sociali continentali. Tanto da spingere l’Europarlamento ad alzare la guardia, come l’adozione della risoluzione ha dimostrato. Risoluzione che tra l’altro, come accennato, vuole tracciare una strategia; non si parla di alcuna messa al bando, nessuna repressione della libertà religiosa, nessuna discriminazione su base confessionale. Ma solo di un atto politico di indirizzo, della definizione di una programmazione politica unitaria che solleciti interventi delle istituzioni europee e degli Stati membri su quello che è un problema ormai impossibile da non affrontare. Di più. Nella mozione c’è persino un passaggio in cui viene sottolineata con precisione la differenza tra Islam in quanto religione non ostile e islamismo politico in quanto ideologia. Una distinzione che piace tanto alla gauche europea, ma che non è bastata a riportarla sul terreno del buonsenso.
Ecco perché la posizione assunta dalla sinistra italiana appare difficile da comprendere, e sotto diversi punti di vista. Escludendo l’ipotesi per cui i partiti progressisti siano in qualche modo d’accordo con i principi alla base del radicalismo religioso e dell’islamismo più rigido, le possibili ragioni restano un paio, e nessuna delle due appare particolarmente nobile. La prima potrebbe avere a che fare con la cecità politica della sinistra nostrana ed europea, incapace di vedere criticità e pericoli insiti nella crescita esponenziale dell’influenza politica, sociale e culturale che le comunità islamiche stanno conquistando in Europa. Circostanza invero poco credibile: il pericolo è talmente evidente, talmente manifesto che non vederlo sarebbe quasi impossibile. La seconda ragione è tutta politica, e si divide su due livelli. Il primo, più prosaico, è di banale opportunità: votare il contrario di ciò che vota l’avversario politico per puro spirito di opposizione, mettendo da parte ciò che sarebbe necessario per il bene collettivo, mossa cui si ricorre purtroppo molto spesso. L’altro è più sottile: sempre di più le sinistre occidentali stanno guardando con favore ad un’“alleanza politica” con le comunità musulmane, per ora per mere ragioni elettorali; una saldatura figlia di convergenze e convenienze del momento, che però nel medio periodo rischia di finire male: la società che sogna la sinistra – già di per sé poco desiderabile – è quanto di più lontano da quello che invece l’Islam politico punta a ottenere: presto o tardi si arriverà ad un redde rationem.
Alla luce di questo appaiono ancor più incomprensibili i voti contrari di eurodeputati che in vari modi hanno sempre parlato di libertà, parità di genere, diritti degli omosessuali e delle donne e altre battaglie che la religione islamica vede come fumo negli occhi. Il voto contrario di deputati come Lucia Annunziata, Alessandra Moretti, Carolina Morace, Valentina Palmisano, Leoluca Orlando, Alessandro Zan, Ignazio Marino, Pasquale Tridico (mentre per un’Ilaria Salis il discorso è diverso) risuona infatti come un gigantesco cortocircuito con la realtà dei fatti, oltreché con le posizioni spesso sbandierate da molti di loro. Anche perché, vedendo nel dettaglio i punti principali su cui è costruita la risoluzione, la scelta di votare contro rischia di diventare quasi paradossale. Qual è il motivo che impedisce di essere d’accordo con lo sviluppo di un metodo europeo per identificare le strategie di penetrazione dell’Islam politico nelle istituzioni e nella società attraverso canali legali, reti associative e relazioni politiche? Perché non promuovere un rigido controllo anche delle organizzazioni e strutture di facciata legate ai Fratelli Musulmani, lasciando aperta la possibilità, qualora ve ne siano i presupposti giuridici, di inserirli nelle organizzazioni terroristiche? Quale, infine, la ragione che spinge la sinistra ad opporsi ad un’implementazione dei controlli sui finanziamenti che le strutture, associazioni e fondazioni sospettate di essere contigue al terrorismo percepiscono ogni anno? Domande a questo punto inevitabili, la cui risposta interessa non solo gli elettori della sinistra, ma tutti gli italiani.
