Sarebbe uno sbaglio tirare un sospiro di sollievo per il via libera di Bruxelles alla legge di Stabilità. Dietro l’angolo, ovvero di qui a qualche settimana, la Commissione europea potrebbe chiederci un’altra manovra di correzione dei conti con la minaccia di incorrere in una sanzione in caso di risposta contraria. Nelle prossime settimane i tecnici di Bruxelles valuteranno se la legge di Stabilità è coerente alle nuove previsione economiche di autunno. Inoltre dovrà esprimersi la nuova Commissione. E, come ha spiegato il vicepresidente e commissario agli Affari economici, Jyrki Katainen, «non si può escludere che la Commissione europea debba adottare ulteriori misure nei confronti degli Stati membri». Insomma, ha concluso Katainen, il fatto che nessun progetto di legge finanziaria sia stata respinto «non significa che tutti i piani di bilancio saranno necessariamente valutati pienamente in regola» con il patto di Stabilità. Peraltro lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in audizione alla Camera, ha sottolineato che «non sono escluse nuove sanzioni». C’è sempre il problema dell’esplosione del debito pubblico che va arginato. Il pericolo di dover affrontare una nuova manovra potrebbe indurre il governo a mettere in sicurezza la legge di Stabilità, blindando il testo con l’ennesimo voto di fiducia. In quel caso nessuno se la sentirebbe di votare contro e assumersi la responsabilità di incrinare i rapporti così precari con Bruxelles. Il sottosegretario all’Economia Baretta lo lascia intendere quando dice che il governo «non sta lavorando per mettere la fiducia ma per evitarla». Un chiaro messaggio rivolto a chi è pronto a dare l’assalto alla Stabilità nel corso del dibattito parlamentare. Peraltro Katainen, al termine di quella che è stata l'ultima riunione della Commissione Barroso, ha definito «soddisfacenti» i risultati delle consultazioni con gli Stati a cui aveva indirizzato richieste di informazioni aggiuntive sui progetti di bilancio per il 2015. Per questo, ha spiegato il commissario, non ci sono state «bocciature per gravi scostamenti dagli obiettivi». Ma il governo Renzi dovrà presto far seguire alle parole i fatti. Il governo «ha adottato riforme radicali ma bisogna vedere se saranno tutte attuate». Sul fronte comunitario, va inoltre segnalata la chiusura dell'accordo di partenariato tra Roma e Bruxelles sull'utilizzo dei fondi strutturali nei prossimi sette anni 2014-2020, pari a un importo complessivo di 43 miliardi di euro. Di questi, 32,2 miliardi proverranno dai fondi della politica di coesione, 10,4 di quelli per lo sviluppo rurale e 537,3 milioni per il settore marittimo e della pesca. I fondi europei serviranno a cofinanziare i progetti regionali approvati, con la condizione che siano accompagnati da un piano di rafforzamento amministrativo. Oltre al rapporto con Bruxelles c’è un’altra grana che Renzi deve affrontare, ed è quella con Comuni e Regioni che si ribellano ai tagli alla spesa. Lo scenario più probabile è che come forma di compensazione aumentino le imposte locali. Il presidente dell’Anci Piero Fassino ieri ha incontrato il governo a Palazzo Chigi e dati alla mano ha contestato i tagli della Stabilità. «La nostra valutazione è che 1,2 miliardi più 300 milioni, più l'impatto che deriva dalle conseguenze del fondo dei crediti non esigibili, più l'impatto derivante dalla nuova contabilità che entrerà in funzione dal primo gennaio 2015, sommato ad altre misure, secondo noi comporta un intervento a carico dei Comuni che sta sui 3,5-3,7 miliardi». Ma Renzi ha puntato i piedi: «Siamo pronti a discutere ma i saldi non si toccano» e ha annunciato l’introduzione a breve di «una local tax al posto della miriade di tasse e tributi». Poi ha assicurato: «Abbiamo cominciato ad aggredire la spesa centrale, presto metteremo online ogni centesimo di spesa dei ministeri».
Ue insaziabile. Rischio manovra bis
La Commissione non si accontenta: a novembre un’altra verifica dei conti. Il governo pronto a blindare la Stabilità. Rispunta l’ipotesi della fiducia
