Sugli aeroporti di Roma si allungano le ombre di nuovi soci. Per ora sono solo rumors e anticipazioni di stampa. Ma la lingua dei partner potrebbe essere con molta probabilità quella araba. Ieri la società Atlantia, holding della famiglia Benetton, ha smentito senza molta convinzione, le voci che parlavano di un mandato conferito alla banca d’affari Goldman Sachs per trovare acquirenti per una quota di minoranza di AdR (la società che gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino). Le indiscrezioni riportate dal Sole24 ore parlavano della cessione di una quota di Adr del 40% da suddividere in due tranche di circa il 20% ciascuna. Su un primo 20% sarebbe avviata un’asta tra alcuni fondi sovrani e fondi infrastrutturali selezionati. Della partita farebbero parte, in particolare, Qatar Holding, cioè il fondo sovrano dei reali di Doha, ma anche Wren House, braccio attivo nel settore delle infrastrutture del fondo di investimento Kia del Kuwait. Per la seconda tranche, sempre secondo il quotidiano, ci sarebbe già un potenziale compratore e cioè Adia, il fondo sovrano di Abu Dhabi. Quest’ultimo investirebbe proprio all’interno della transazione conclusa tra Alitalia ed Etihad Airways, visto che Fiumicino rappresenterà in futuro un hub fondamentale per le rotte dal Medio Oriente e dall’Asia. È comunque prevedibile che l’ingresso di Adia nel capitale di Adr possa avvenire solo dopo il via libera di Bruxelles all’accordo per l’ingresso di Etihad in Alitalia. Con queste premesse la smentita di Atlantia è sembrata più un atto dovuto per tagliare sul nascere speculazioni in una giornata che non prometteva nulla di buono a Piazza Affari. Secondo fonti consultate da Il Tempo, in realtà, la Goldman Sachs non avrebbe un mandato preciso e vincolante ma, essendo una della banche tradizionalmente consulente dei Benetton, è comunque al lavoro da tempo nella ricerca di partner. Il mandato sarebbe solo dunque esplorativo e informale e i contatti della banca d’affari sarebbero effettivamente avvenuti ma non ancora passati allo stato di trattativa ufficiale. Insomma il dossier, anche se non ancora avviato, è da mesi sulla scrivania dei vertici di Atlantia. E per più motivi. Il primo è collegato all’arrivo di Etihad, la compagnia di Abu Dhabi, come socio di Alitalia. L’interesse della compagnia per una quota nella società di gestione della scalo era emerso fin dalle prime battute delle trattative. Alla richiesta del governo Letta di mantenere il grosso delle rotte Alitalia su Roma, la compagnia aveva ribadito di credere fermamente nell’hub romano tanti da voler, in un secondo momento, investire nell’infrastruttura aeroportuale. D’altro canto la cessione di una quota di minoranza di Adr, considerato che il valore complessivo potrebbe essere di circa 4 miliardi di euro, consentirebbe ad Atlantia e dunque a Sintonia, la holding dei Benetton che la controlla, di mettere in cassa un assegno di circa 1,6 miliardi. Soldi cash che in periodi di credit crunch fanno bene al bilancio. Non solo. C’è anche un aspetto non secondario nella partita e che riguarda l’espansione a Nord dello scalo aereo. In quella direzione a poche centinaia di metri c’è la tenuta di Maccarese: 3.200 ettari di terreno agricolo comprati nel 1998 per 93 miliardi di lire (circa 45 milioni di euro) dall’Iri di Prodi e rimasti in carico ai Benetton senza possibilità di trasformarla in terreno edificabile o valorizzabile. Ora le mire degli stranieri potrebbero riportare in auge l’obiettivo di monetizzare quella che a oggi continua a essere una distesa di campi seminati. I nuovi soci, gli emiri in questione, non avrebbero certo problemi a investire per rendere Fiumicino un hub di alto livello al pari dei grandi scali internazionali. A quel punto chi potrebbe fermare i progetti faraonici degli emiri con i portafogli gonfi di denaro? Le resistenze politiche e degli ambientalisti potrebbero essere vinte senza problemi in nome dell’apertura agli investimenti esteri. A quel punto Sintonia vedrebbe aumentare il valore dei terreni. E incasserebbe una lauta plusvalenza dalle cessioni.
Le mani degli arabi sull’aeroporto di Roma
Qatar, Kuwait e Abu Dhabi pronti a prendere il 40% di Fiumicino. Atlantia smentisce. Ma la banca Goldman Sachs è già al lavoro L'INTERVISTA Montino: «Servono investimenti sui terminal»
