Le nuove norme sulla responsabilità civile dei magistrati, introdotte dal disegno di legge del governo, mettono «a repentaglio l’autonomia e l’indipendenza della funzione giurisdizionale», potrebbero «determinare un inesauribile contenzioso» e dunque, anche al di là delle intenzioni, «essere fonte di ulteriori rallentamenti della macchina giudiziaria e di possibili ingiustizie». Con un parere approvato a maggioranza, con 19 voti a favore e tre voti contrari dei consiglieri laici di centrodestra Elisabetta Alberti Casellati e Pierantonio Zanettin, di Fi, e Antonio Leone di Ncd, il Csm ha criticato alcuni snodi fondamentali del disegno di legge, primo tra tutti l’eliminazione del filtro di ammissibilità dei ricorsi. Non ha partecipato alla votazione il vicepresidente Giovanni Legnini. Il testo è stato votato dopo un lungo dibattito al termine del quale Legnini ha proposto ai relatori della delibera di integrare il testo con una sintesi dei numerosi interventi e dei molti emendamenti presentati. Dunque al parere approvato è stato inserito un emendamento alla parte introduttiva del testo che prende atto «con soddisfazione» dell’intervento legislativo se questo sia considerato «come mosso dall’esigenza di dare corretta attuazione all’orientamento della Corte di giustizia europea» che prevede la responsabilità diretta dello Stato e «purché la correzione della legge Vassalli non porti pregiudizio ai principi richiamati». Il parere, viene sottolineato, tenta di fare «chiarezza» evidenziando «soluzioni alternative» a quelle che vengono viste come criticità, come la proposta di soppressione dell'eliminazione del filtro di ammissibilità sulle azioni intentate dai cittadini. La norma, spiegano i consiglieri «tutela la serenità del singolo magistrato» ed ha agito sinora come «meccanismo di deterrenza a monte contro azioni temerarie, artificiose, fittizie, di mera turbativa». «Il Csm ha ben valutato gli aspetti positivi di questa iniziativa e ne ha sottolineato le criticità - ha commentato il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, secondo il quale il ddl rappresenta «un passo in avanti. In particolare la discussione sulla necessità di non provvedere all'abrogazione del filtro ma di prevedere un diverso e più circoscritto giudizio preliminare di manifesta infondatezza». Il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, ha commentato affermando che «vi sono forze politiche, anche di maggioranza, che considerano il testo sulla responsabilità civile migliorabile in senso diametralmente opposto rispetto al Csm. Il testo - ha aggiunto - non è blindato e l'obiettivo è avere una norma più efficace della Vassalli».
I pm bocciano la responsabilità civile dei pm
Il Csm: «A repentaglio l'autonomia e l'indipendenza della funzione giurisdizionale»
