Politica

Le mani della ’ndrangheta sull’Expo

Lavori alle società del boss Galati, alcune con certificazione antimafia Arrestati 13 sospetti affiliati alla cosca. Tra loro un ex consigliere del Pd

I «contatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale» e «bancario» erano il trampolino per affari ben più grandi: i subappalti per l’Expo. Questo uno degli spaccati emersi dalla vasta inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, che ieri ha ottenuto l’arresto di 13 sospetti affiliati alla cosca Galati. Con il presunto boss Antonio Galati, è finito in manette anche Luigi Addisi, ex consigliere comunale del Pd a Rho e sposato con la nipote di Pantaleo Mancuso, capo cosca di Limbadi. Nei loro confronti sono ipotizzati, a vario titolo e secondo le singole posizioni, i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione e porto abusivo di armi (anche importate clandestinamente), intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro di provenienza illecita, abuso d’ufficio, favoreggiamento personale, minaccia e danneggiamento mediante incendio. L’inchiesta dei carabinieri del Ros, dunque, ha fatto luce su spaccati preoccupanti, che ancora una volta dimostrano la penetrazione della ’ndrangheta in Lombardia, come ha tenuto a precisare il procuratore aggiunto Ilda Boccasini. Inoltre, è il contenuto degli atti, ci sarebbero state le mani della cosca Galati anche sui subappalti dell’Expo, attraverso società direttamente riconducibili al boss che avevano, addirittura, il certificato antimafia. «Nell’integrazione all’originaria richiesta – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – la Procura ha riferito elementi indiziari riguardanti l’attività di Skevadil e, in particolare, l’acquisizione da parte di detta società di lavori nell’appalto per la costruzione della Tangenziale Est Milano». Si tratta di una delle opere più rilevanti, connesse proprio all’Expo. Inoltre, il gip annota nell’atto che «le nuove emergenza probatorie trasmesse confermano la riferibilità a Giuseppe Galati delle società ora formalmente detenute dai cognati, Gaetano Mangialavori e Domenica Montele, sorella della moglie dell’indagato». I ruolo di Addisi, esponente di spicco della politica lombarda dimessosi ad aprile scorso dopo che il suo nome comparve nell’inchiesta, sarebbe stato di rilevo nel clan. Secondo il gip, infatti, «è già stato accertato come egli abbia utilizzato la sua funzione per deviare il corso e il buon andamento della pubblica amministrazione nell’approvazione di un documento assai delicato quale il Piano di Gestione del Territorio, adoperandosi a incidere sulla decisione della pubblica amministrazione in senso favorevole al sodalizio. Non vi è chi non veda, dunque, come egli stia utilizzando la propria posizione per scopi di carattere meramente privato e illecito».

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