Per l’Italia significa rinunciare alla riduzione delle imposte ma in compenso Bruxelles è soddisfatta. Ieri sera mentre era in corso il Consiglio dei ministri per varare l’aggiornamento del Def, il Documento di economia e finanza, con i nuovi obiettivi di bilancio per il 2015, da Bruxelles è arrivato il via libera alla legge di Stabilità. Il miglioramento complessivo del deficit atteso per il 2015 è pari a circa 4,5 miliardi di euro che porta l'indebitamento netto nominale al 2,6% del Pil. L'indebitamento netto strutturale registrerà un miglioramento di poco superiore allo 0,3% «sostanzialmente in linea con quanto richiesto dalle istituzioni europee» si legge nella nota finale del Consiglio dei ministri. Bruxelles aveva chiesto una correzione dello 0,5%. Il ministro dell’Economia Padoan poi in audizione alla Camera ammette che «questo sforzo ulteriore sul deficit è un impegno notevole per il Paese che è al terzo anno di recessione». Poi ha aggiunto che «una procedura di infrazione non è ancora scongiurata». E spiega che comunque «la manovra nell’impianto resta uguale e sempre orientata alla crescita e l’obiettivo di riduzione fiscale non è alterato». La nota di aggiornamento del Def ora passa all’esame delle Camere dove si preannuncia battaglia. Domani arriva in Senato. Sarà il presidente Pietro Grasso a decidere se applicare la maggioranza semplice come vuole il governo o assoluta come vuole l’opposizione. Più che una soluzione di compromesso è la quasi totale accettazione degli obblighi imposti da Bruxelles. Il commissario Ue agli affari economici, Jirky Katainen, dando il semaforo verde ha detto che nella legge di Stabilità «non c’è nessuna grave deviazione» dalle regole del Patto di stabilità. Bruxelles comunque continua a tenere la bacchetta alzata e si riserva di dare il giudizio definitivo dopo il 4 novembre, quando saranno pubblicate le previsioni economiche d’autunno e i tecnici verificheranno se i piani di bilancio sono conformi alle muove stime. Comunque spetterà alla nuova Commissione europea pronunciarsi. Il semaforo verde scatta oltre che per Italia e Francia anche per Austria, Cipro e Malta, cioè per i cinque Paesi considerati a rischio di «seria violazione» delle regole. I fondi per correggere il deficit verrebbero prelevati dal Fondo costituito per abbattere la pressione fiscale. Non si tratta di risorse sottratte agli interventi annunciati, dall'Irpef all'Irap, ma una riserva che sarebbe potuta scattare in futuro, salvo appunto la necessità di attingervi per rispettare gli obiettivi di bilancio. Altri denari verranno dal minor cofinanziamento dei fondi Ue (500 milioni), dall'ampliamento dei meccanismi di lotta all'evasione dell'Iva (il «reverse charge» dovrebbe portare 730 milioni) e dall'accelerazione delle privatizzazioni.
Il sì di Bruxelles ci costa 4,5 miliardi
Il governo modifica gli obiettivi di bilancio. Il deficit migliorerà dello 0,3%. La Ue dà il primo via libera alla legge di Stabilità ma restiamo sorvegliati
