Otto romani su dieci bocciano Ignazio Marino. Il sondaggio Swg commissionato dal Pd capitolino è impietoso nei riguardi dell’operato del sindaco di Roma. Alla giunta, poi, riesce ad andare ancora peggio: il gradimento è al 16%, quattro punti in meno rispetto al primo cittadino. E il Pd? Non pervenuto. Sgomita, s’azzuffa, non riesce a convocare una conferenza di pace e a porre fine a una guerra cominciata con le primarie che hanno incoronato Marino, proseguita con il congresso regionale e la composizione della lista per le elezioni europee e conclamatasi con le recenti nomine al Consiglio metropolitano. Questo il quadro. Il resto è accademia. Quanti rivendicano la lealtà del Pd in Assemblea capitolina, dove non ci sono stati incidenti, inchiodano la classe dirigente Dem alle proprie responsabilità: i provvedimenti di Marino - contestati dai romani e dai dirigenti Dem - portano la firma in calce del gruppo consiliare. Il tutto tra chi difende il sindaco - che di fatto ha sì tagliato tutto il tagliabile e alzato tutte le tariffe rincarabili, ma perché era costretto a farlo dal Piano di rientro - e chi lo attacca, contestandogli di non aver concertato nulla e di governare in modo arrogante. Alla fine forse ha ragione il segretario romano Lionello Cosentino: i panni sporchi si lavano a Roma e non al Nazareno. Ma l’impressione è che la situazione sia irrecuperabile, soprattutto perché la guerra fra le correnti è tutt’altro che cessata e si scatenerà più violenta che mai nella successione al segretario regionale Fabio Melilli. L’era Marino è finita prima di cominciare. Il sindaco non andrà a casa, verrà tenuto in vita. Fino a quando? Fino a che punto? Impossibile dirlo se gli equilibri nazionali non si stabilizzano. Ma la Capitale intanto cerca di organizzarsi, tra il serio e il faceto. Partiamo dal centrodestra. Francesco Storace ha una pagina Facebook «A Roma la persona: Storace», con gli stessi post pubblicati sul profilo personale. Più d’un indizio per dire: Storace sindaco, un’idea di cui non fa misteri quando dice di sognare di candidarsi a capo di una grande lista civica. Ci ha già provato una volta, nel 2008, ma andò male. Nel frattempo Storace esorcizza lo spauracchio-Salvini evocando un candidato leghista: Mario Borghezio. A pensare seriamente a candidarsi sindaco è poi Giorgia Meloni, leader di FdI-An, magari sponsorizzata proprio dalla neonata Lega dei Popoli. Ma la «cosa neroverde» potrebbe andare di traverso all’elettorato moderato. Ecco quindi il piano-B: Alfio Marchini, che, dopo aver cullato l’idea di presentarsi per il centrosinistra ed essere finito col correre da solo, ha deciso di riprovarci con il centrodestra e avrebbe stretto un’alleanza di ferro con Andrea Augello, già eminenza grigia ai tempi della giunta Alemanno, tanto osteggiata da Marchini ai tempi dello slogan «Roma deve uscire dal consociativismo». Ma evidentemente la voglia di sbarazzarsi di Marino fa superare tutto. Certo, Marchini rischia di rompere le uova nel paniere di Sveva Belviso, vicensidaco con Almeanno che ha lasciato Ncd per creare una partito, Altra Destra, con l’obiettivo di tentare la scalata al Campidoglio. Il quadro nel centrosinistra è parimenti frastagliato. Un po’ perché tutti vogliono sbarazzarsi di Marino ma non sanno come. Un po’ per l’incertezza sulla coalizione: l’asse Sel-Pd scricchiola. Marino ha già detto che intende ricandidarsi (anche se ha sempre giurato in campagna elettorale che avrebbe governato solo per un mandato). Il Pd nazionale ha da mesi messo in giro il nome dell’alternativa: il ministro Marianna Madia. Potrebbe rirpovarci David Sassoli: sconfitto sì alle primarie per il gioco delle correnti, ma popolarissimo tra la gente (alle europee è stato il più votato a Roma e nel Lazio, esclusa naturalmente la capolista Bonafè). In corsa c’è il governatore del Lazio Nicola Zingaretti: il sondaggio Swg rivela che a Roma ha un gradimento superiore a quello del premier e segretario Pd Matteo Renzi (54% a 44).
Ecco chi vuole fare le scarpe al sindaco
Il sondaggio anti-Marino dei Democratici scatena le ambizioni dei politici. Da Marchini a Borghezio fino alla Madia: tutti in corsa per il Campidoglio
