Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge. E tutti gli imputati hanno diritto a partecipare al proprio processo. Tutti, se chiamati a testimoniare, devono dunque deporre, impegnandosi a dire la verità e riferendo quanto a loro conoscenza. E «conoscenza» naturalmente sta per diretta percezione di un fatto e non per una supposizione, un pensiero, una elucubrazione o una deduzione del fatto stesso. Tutto vero, però c'è un però. Ed è quando il cittadino chiamato a testimoniare «su quanto a sua conoscenza» è il Presidente della Repubblica a cui si riconosce la prerogativa - stabilita dal codice - di essere sentito al Quirinale. Questa mattina la Corte d'Assise di Palermo compierà un atto storico: si trasferirà al Colle, insieme a uno stuolo di pubblici ministeri e avvocati, per celebrare un atto di un processo per «violenza e minaccia a Corpo dello Stato» riferibile alla cosiddetta «trattativa» fra Stato e Antistato mafioso. Gli imputati, si sa, hanno diritto a partecipare alle udienze e «partecipare» non si esaurisce nell'ascoltare, in diretta o in differita, ciò che accade. Partecipare significa poter essere parte attiva (accanto al difensore) fare dichiarazioni spontanee o proporre ,attraverso il legale, domande in controesame. I boss Riina e Bagarella, nonché l'ex ministro Mancino, avevano fatto legittimamente richiesta e per il codice dovevano essere «presenti». Il tribunale, però, ha deciso di no e la loro assenza pone a rischio di nullità l'atto che si va ad assumere a Roma. Detto questo, il punto vero rimane la rilevanza, la necessità di questo esame testimoniale. E non solo e non tanto perché il Presidente Napolitano ha detto e ridetto di non poter dare maggiori indicazioni sulla lettera vergata dal suo consigliere personale Loris D'Ambrosio, ma perché la lettera che sta al centro di quest'udienza non è scritta da Napolitano. Gli interrogativi, a questo punto, si moltiplicano. Vogliamo sia interrogata la più alta carica dello Stato su potenziali «accordi», definiti «indicibili», che però non vengono esplicitati? Chiediamo al presidente di tutti gli italiani (che non è l'autore della lettera) l'interpretazione d'un pensiero nemmeno compiutamente espresso dal suo consigliere giuridico nel frattempo passato a miglior vita? E, soprattutto, era così importante per la prova della tesi d'accusa, chiedere di far spostare una intera Corte d'Assise e far sì che, alla fine, per non ledere tutte le prerogative della Carica Istituzionale, si ledano i diritti degli imputati?
L’irrilevanza del non sapere
di Rosalba Di Gregorio