Politica

Governo-sindacati, dialogo tra sordi

Vertice flop. La Cgil attacca: i ministri non avevano il mandato per rispondere

Un incontro «surreale» come l’ha definito il segretario generale della Cgil Susanna Camusso con i ministri che si sono limitati ad ascoltare perché «non erano nelle condizioni per rispondere, non avevano il mandato». Una specie di dialogo tra sordi che non ha prodotto alcun risultato. Dopo la manifestazione muscolare della Cgil, i sindacati si aspettavano qualcosa di più. Renzi che li aveva convocati per discutere della legge di Stabilità, non si è nemmeno presentato. Al ministero del Lavoro c’erano il responsabile Giuliano Poletti, i ministri dell’Economia Padoan, della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio. Si è capito subito, dalle prime battute, che sarebbe stato un incontro a vuoto. Un’operazione di facciata, tanto per consentire al premier di dire che i sindacati sono stati consultati. Dopo una breve introduzione di Poletti, è stato Padoan ad illustrare con un intervento altrettanto stringato, la linea del governo. Secondo quanto riferiscono i sindacati si è limitato a dire che la legge di Stabilità ha due «parole chiave: crescita e occupazione». Questi due obiettivi saranno raggiunti «attraverso il taglio delle tasse per il lavoro e il sostegno ai redditi bassi» che «resteranno stabili e avranno un impatto positivo per l'economia». Padoan ha sottolineato «il forte legame tra la legge di Stabilità, le riforme del lavoro, della pubblica amministrazione e della giustizia, nel rispetto dei vincoli europei». Poi Poletti ha rassicurato le associazioni di categoria che il governo «ascolterà le vostre valutazioni». È evidente che i sindacati si aspettavano di più. Camusso era fuori di sè. «Non c’è stata una discussione, abbiamo solo ascoltato la relazione del ministro Padoan. È evidente che il modo di comunicare del governo si potrebbe riassumere in mandateci una mail». E dal momento che «non ci sono state risposte» arringa la sindacalista, «noi andiamo avanti». E questo significa che lo sciopero generale è vicino. La leader della Cisl Annamaria Furlan anche se insoddisfatta dall’incontro, prende le distanze dall’ipotesi di una mobilitazione. Furlan ha criticato le scarse risorse che nella legge di Stabilità sono destinate agli ammortizzatori sociali e alle politiche del lavoro e ha anche bocciato le misure sul Tfr e l’aumento delle imposte sui fondi pensioni perché così «si mette una pietra tombale sulla previdenza integrativa e i giovani avranno un’anzianità povera». Ma per far valere queste richiste «non c’è bisogno dello sciopero generale». Quanto alle parole di Renzi sulla fine del posto fisso, la sindacalista ha rilanciato la centralità dei contratti a tempo indeterminato. D’accordo invece con il premier il presidente di Confindustria Squinzi. Ieri è stata anche la giornata della risposta del governo a Bruxelles. Nella lettera Padoan scrive che viene accettata la richiesta di una maggiore correzione del deficit pari allo 0,3% invece dello 0,1% indicato inizialmente nella legge di Stabilità. Una posizione di compromesso rispetto allo 0,5% reclamato dalla Commissione europea. Il taglio del deficit sarà possibile con misure aggiuntive per 4,5 miliardi: 3,3 miliardi presi dal fondo per la riduzione delle tasse, 0,5 miliardi dai fondi per i cofinanziamenti Ue e 0,73 miliardi da un'estensione del regime del reverse charge Iva. Padoan scrive che altri sforzi sono impossibili perchè l’Italia è «a serio rischio di deflazione e bisogna evitare il quarto anno di recessione». Anche la Francia ha sposato la linea del compromesso. Il ministro delle Finanze Michel Sapin ha annunciato che il deficit sarà tagliato di altri 3,6 miliardi.

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