Politica

Resa dei conti nel partito. A Roma è tutti contro tutti

Il vice di Renzi vuole la testa del capogruppo D’Ausilio. Fra i Dem capitolini si fa largo il modello Leopolda

Tra la Leopolda e l’Assemblea Capitolina corrono 297,93 chilometri. In auto si percorrono in poco meno di tre ore. In politica basta una telefonata o un comunicato stampa per azzerarli. Così alla kermesse di Firenze si consumano due giornate caldissime per il futuro di Ignazio Marino e del Pd Capitolino. È nell’ex stazione fiorentina che si fanno i giochi del futuro prossimo, soprattutto quello di Francesco D’Ausilio che entrerà nella riunione del Pd capitolino da capogruppo e ne uscirà probabilmente da dimissionario. O dimissionato. Per la successione di D’Ausilio si fa il nome dell’esperto Maurizio Policastro. Nessuno perdona all’esponente Dem di aver commissionato con soldi pubblici - circa diecimila euro - un sondaggio contro il sindaco. Sono in tanti a volere la sua testa: lo stesso Marino (che non ne fa una questione personale, ma politica: «Come posso tenere riunioni e decidere una strategia con lui», avrebbe confidato a Firenze ad alcuni esponenti del Pd romano), il vicesegretario nazionale del Pd Lorenzo Guerini che sta seguendo da vicino la vicenda e l’intero gruppo Dem in Campidoglio. Delle due l’una: o D’Ausilio si dimette o verrà sfiduciato. In pochi hanno parlato con lui, molti hanno evitato. D’Ausilio «doverosamente dovrà spiegare per quale motivo non abbia ritenuto opportuno informare della commissione del sondaggio i colleghi. Credo che questo sia lesivo del rapporto fiduciario - spiega alla Leopolda il coordinatore di maggioranza, Fabrizio Panecaldo - Generalmente in questi casi non si chiedono dimissioni ma si traggono le conclusioni quando si rompe il rapporto fiduciario tra colleghi. Io sono l’ultimo dei consiglieri del Pd però sono anche il coordinatore della maggioranza e come coordinatore D’Ausilio aveva l’obbligo politico di dirmi cosa stava facendo e non l’ha fatto. Quindi da consigliere del Pd sento che si è rotto quel rapporto fiduciario, così come lo sento da coordinatore di maggioranza. Per me il rapporto fiduciario si è rotto due volte». Panecaldo tiene poi a precisare che «la fiducia nel sindaco non è in discussione. Il tema è il cambio di passo complessivo della giunta su temi come il decoro, la manutenzione, la gestione del traffico. Il sindaco sa perfettamente che noi abbiamo chiesto un cambio di passo forte e lui si è dimostrato disponibile. La fiducia nel sindaco è nella realtà che abbiamo dimostrato fino ad oggi: non ci sono stati agguati in Aula. Non c’era sicuramente bisogno di fare un sondaggio per sapere ciò che non andava. È esattamente la fotografia della riunione fatta pochi giorni fa con il sindaco». Lorenza Bonaccorsi, deputata renziana e presidente del Pd Lazio, rincara la dose: «Trovo curioso che il capogruppo in Consiglio comunale promuova un sondaggio del genere con un risultato così importante e pesante e prima di pubblicarlo su un giornale non lo condivida con il partito. La trovo una cosa molto grave. Sono presidente del Pd del Lazio, credo di rappresentare una parte importante del Pd che qui alla Leopolda ha dimostrato quanto ci tiene all’azione politica di fare le cose insieme, e quello del capogruppo Pd è esattamente contrario a questo. Un modo di fare che non mi appartiene». Il modello-Leopolda è pronto a prendere le redini del Pd romano e laziale. Già lunedì 3 novembre la Bonaccorsi presiederà l’Assemblea del Pd Lazio, dove i civatiani apriranno il fuoco contro il traballante segretario Fabio Melilli. Presto la Bonaccorsi sarà chiamata a costruire una nuova maggioranza nel Lazio, che a Firenze si sta già delineando. Enrico Gasbarra (NoiDem, cioè popolari, renziani e dalemiani-marroniani) e Bruno Astorre (AreaDem di Dario Franceschini) in una nota congiunta sottolineano come dalla Leopolda partano nuove idee e forze per il Pd e il Paese. E magari Roma e il Lazio. L’impressione è che la posizione di D’Ausilio scateni un nuovo effetto domino negli equiligri del Pd romano guidato da Lionello Cosentino (secondo cui «in un anno Roma è peggiorato, Marino dialoghi con tutti» e che lancia per il 28 e 29 novembre una grande convention sul futuro della città) e laziale.

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