Politica

La Leopolda diventa Piazza Affari

A Firenze il finanziere Davide Serra, il patròn di Prada e il re del cachemire. Tutti insieme alla corte di Renzi per dire che il diritto di sciopero va abolito

Matteo Renzi «veste» Prada. Nel giorno del bandiera rossa Cgil in piazza a Roma, a Firenze, nella Stazione Leopolda, si consuma la V edizione del futurismo come programma di Governo. Renzi veste Prada, non nel senso delle giacche - il premier ama molto il gusto di Ermanno Scervino - bensì nella velocità e nel gioco delle parti sul lavoro. Ieri, a Firenze, città che ha visto esplodere alle Giubbe Rosse, caffè di Piazza, nel primo Novecento, l'unica rivoluzione d'avanguardia italiana, quella di Filippo Tommaso Marinetti, nel mito della velocità, sul palco e tra i tavoli - oltre cinquanta - sparsi nel vuoto metafisico della ex stazione, si sono visti soprattutto finanzieri ed imprenditori. Qualcuno li chiamerebbe poteri forti se non ci fosse in questo accoppiamento già una debolezza linguistica, perché chi li ha visti mai dei poteri deboli nel mondo? Ecco allora che lì, nella scenografia della Disneyland renziana, tra un'apparizione fugace della moglie Agnese, un Marco Carrai in penombra (per scelta) che sgomma via nel primo pomeriggio, lo show Renzi must go on è toccato agli imprenditori, coloro che fecero l'impresa. Ha parlato Brunello Cucinelli, il re del cachemire, un'azienda modello dove i sindacati contano poco visto che tutto fila alla perfezione, preceduto dalla presentazione del premier: «Qui parla l'Italia che crea posti di lavoro». Capito Camusso, Landini e C.? A rompere il ghiaccio delle ipocrisie aveva pensato il finanziere Davide Serra, del Fondo Algebris, che al suo tavolo 50 in mattinata, era stato netto: «Se vogliono aumentare i disoccupati facciano lo sciopero generale. Questa è la risposta da chi investe nel mondo, ciò che succede pragmaticamente». Secondo Serra, interpellato su come considerasse la scelta delle persone scese in piazza ieri a Roma, «ognuno fa le proprie scelte: se vogliono aiutare i propri figli a creare un'azienda o trovare un posto di lavoro probabilmente avrebbero fatto meglio a dare una mano, fare qualcosa, venire qui a trovare un po’ di idee, piuttosto che andare sempre a recriminare». Per Serra, poi, il diritto di sciopero andrebbe regolamentato. «Limitare il diritto di sciopero ai lavoratori pubblici?». «Esatto – ha risposto – dovrebbe essere molto regolato prima che tutti lo facciano random. Se volete scioperare, scioperate tutti in un giorno. Dico che è un diritto ma cerchiamo di capire che è anche un costo: chi deve venire domani a investire, non ci viene». Se Serra ha segnato la mattinata, il seguito è stato all'insegna di Patrizio Bertelli, il patron di Prada. «Bisogna convincersi che è arrivato il momento di cambiare l'Italia», ha detto davanti alla platea seduta alla Leopolda. Bertelli ha raccontato la sua storia, cominciata da una piccola azienda ed arrivata oggi ad un gruppo con 12 mila dipendenti, 4 mila dei quali in Italia. Per cambiare il Paese, ha spiegato, occorrono «entusiasmo, convinzione, determinazione». Insomma, è «arrivato il momento in cui tutti si mettano in gioco». Del resto, il gioco, l'azzardo, il senso della sfida alla storia stessa del Pd e di un pezzo della sinistra italiana, alla Leopolda V si respiravano anche nei tavoli. Sparsi per gli androni della ex stazione, tondi, circolari, sembravano tanti banchi (senza il verde) da Texas Hold'em, il poker texano dove o la va o la spacca. Poteri forti ed ardimento assieme, una scommessa politica dove in gioco c'è la posta massima. Anche questo si leggeva ieri nei volti di Renzi, della Boschi, dei suoi Ministri, della gente della Leopolda. «Vestono» Prada, non Camusso, e sembrano voler dire in faccia al mondo, come nel manifesto di Marinetti: «Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità. Il coraggio, l'audacia...». E quando Davide Serra, che vuole regolamentare gli scioperi, ha annunciato di aver chiesto la tessera del Partito democratico, a Londra, un partito che gli piace «perché non è né di destra né di sinistra", si è capito che lo «zang tumb tumb» del Pd è appena agli inizi.

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