Politica

«Ora basta, Silvio ci dica se è diventato di sinistra»

Bianconi: «Le svolte vanno discusse, così umilia il partito»

«Berlusconi sia chiaro. Ci faccia capire se ha deciso che le nostre posizioni sono ormai garantite da Renzi e del centrodestra non c’è più bisogno o se il suo è un semplice momento di disorientamento». Maurizio Bianconi, ex tesoriere Pdl, non è uno che le manda a dire. Negli ultimi tempi meno che mai, perché è dal 2011 - fiducia al governo Monti - che non condivide la linea di partito. Oggi, dopo le svolte del leader su diritti civili, Ius Soli e Italicum, il suo eloquio è ancora più duro. «Mi scusi se parlo tanto - spiega - ma io ci credo sul serio, per me la politica è passione». Onorevole Bianconi, lei sui diritti civili è tra i più aperti nel centrodestra. Perché critica Berlusconi? «Io non contesto il contenuto. Alle unioni civili sono favorevolissimo, non solo per gli omosessuali, ma per tutti, altrimenti si crea un’altra discriminazione. Sono pronto a discuterne nel partito. Ma non si può cambiare improvvisamente una posizione solo per farsi un selfie con Luxuria. In un partito esistono tempi e modi. Per non parlare del momento scelto: mentre Genova era sotto il fango e Renzi parlava agli industriali, il nostro leader si fa immortalare durante una cena al tartufo da duemila euro. Così non va bene, la politica - nonostante Renzi - è una cosa seria». Restiamo ai diritti. Alcuni suoi colleghi ne fanno anche una questione economica. Dicono: garantendo la reversibilità della pensione anche ai gay si sfascia il welfare. «Non sono d’accordo, i diritti devono valere per tutti. Sono ben altri i problemi. Ad esempio, perché nessuno di questi economisti chiede a Mps, Intesa e Unicredit quando intendono restituire i 120 miliardi d’oro regalati dallo Stato con la rivalutazione delle quote di Bankitalia? Prima di parlare di casse vuote, si affronti questo tema». Restiamo a Forza Italia. Cosa pensa dell’apertura sullo Ius Soli? «Berlusconi si deve decidere. O dice apertamente che vuol uccidere il centrodestra, o che, col tempo - succede a tutti - ha cambiato campo e da guida del centrodestra è diventato seguace del centrosinistra». Appunto. Secondo lei Berlusconi vuole chiudere il partito? «Più che di Forza Italia io parlerei di centrodestra. Il primo errore lo abbiamo fatto nel 2011 dando la fiducia al governo Monti. Poi ci siamo ripetuti con Letta. Siamo usciti dal govero per l’espulsione di Berlusconi dal Senato e abbiamo chiamato traditori quelli che ci erano restati. Poi noi abbiamo ricominciato a collaborare col governo. Più che ammazzare il centrodestra, così Berlusconi lo sta rendendo inutile. Il nostro campo è stato lasciato vuoto e Renzi si prende tutti gli spazi. Se questo era il progetto di Silvio, sta andando a meraviglia. E non ci sto alla favola che è l’influenza della Pascale, le decisioni le prende sempre lui. Ma non si può andare avanti così, senza parlare con nessuno...». Suvvia, onorevole, in Forza Italia il dibattito non è mai stato al primo punto dell’ordine del giorno... «Magari nella prima Forza Italia era vero. Ma nel Pdl non così, perché c’erano tante sensibilità diverse. E ora, in questa Forza Italia 2.0, quelle sensibilità variegate sono rimaste, non siamo mica l’Esercito di Silvio. Peraltro, io di quel ritorno al passato non ero neanche tanto convinto. Mi sembrava un po’ il Mussolini di Salò. Quando la fine si avvicina, si guarda al passato, un po’ come la Dc che prima di morire tornò a chiamarsi Partito Popolare. La verità è che finché prendi i voti e ci metti i soldi, hai tutto il diritto di fare come ti pare. Ma se non metti più i soldi e non prendi neanche più tanti voti, un po’ di sovranità devi cederla». Sembra di sentirlo, Berlusconi: «Io resto il capo, siete tutti in Parlamento grazie a me»... «Io le mie preferenze le ho sempre prese, e continuo a fare politica sul territorio. Stasera ho una cena con gli iscritti. Cosa dirò a questa gente? Sono spaesati. E con loro tanti parlamentari. Solo che ci sono i dipendenti, che restano zitti, e quelli che fanno politica. Ma quando comincia a esprimere perplessità anche un fedelissimo come Antonio Palmieri, allora c’è da riflettere. Lui è cattolico praticante, sui diritti civili è in difficoltà. Bisogna tenere conto delle sensibilità di tutti prima di dire certe cose». Questo malcontento può concretizzarsi in una nuova scissione? «Non è malcontento, è desiderio di una linea politica. Io voglio restare in Forza Italia e combattere la mia battaglia dall’interno, ma in questo momento ho qualche remora a prendere la tessera di partito. Berlusconi sia chiaro, ci dica che secondo lui il centrodestra è finito perché ormai c’è Renzi che porta avanti le stesse istanze. Tanto lo sappiamo che tra tre anni e mezzo non saremo ricandidati, ci confessi che è già finita adesso e che gli servono solo i nostri voti in Parlamento. Ma non venga a raccontarci che noi siamo l’opposizione di centrodestra. Non ci crederebbe neanche un bambino».

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