Politica

«Anche noi dell’Ugl scendiamo in piazza»

Valentina Conti «Stiamo combattendo la stessa battaglia della Cgil perché i diritti dei lavoratori valgono per tutti, e ci meravigliamo che Cisl e Uil abbiano deciso di non manifestare, immaginando...

«Stiamo combattendo la stessa battaglia della Cgil perché i diritti dei lavoratori valgono per tutti, e ci meravigliamo che Cisl e Uil abbiano deciso di non manifestare, immaginando ad un ripensamento del governo in tema lavoro. Non abbiamo i mezzi economici della Cgil, domani (oggi, ndr) porteremo in piazza quattromila persone: disoccupati, precari, lavoratori di call center, associazioni si alterneranno sul palco di piazza Santi Apostoli. Ma voglio dire che non ci fermeremo. E, se alla Camera passerà il piano lavoro, lo sciopero generale non verrà scongiurato». Parola di Giancarlo Faloccia, vicesegretario generale Ugl, che oggi manifesterà nella Capitale contro il Jobs Act e l’austerità imposta dall’Europa. Faloccia, è una battaglia per la difesa dell’articolo 18? «È fondamentale la tutela dell’articolo 18, ma in realtà è un falso problema: va rivisto l’impianto generale. Mi riferisco, ad esempio, alla questione del demansionamento contenuto nel ddl delega al governo: se passerà sarà lesivo dei diritti dei lavoratori e sarà pesante per i nuovi assunti. E al controllo a distanza: saremo tutti sotto l’occhio del Grande Fratello. Ma stiamo scherzando? Comunque, il vero intento di Renzi è un altro». Si spieghi. «Il premier vuole ridurre ai minimi termini il sindacato. Cosa con cui concordano anche Camusso e Landini. Lo dimostra il fatto che è completamente mancata la concertazione. Renzi si dice di sinistra, ma sembra un leader di altri tempi, pure se ha a favore il vento dell’opinione pubblica». Proprio nessun dialogo? «Siamo stati chiamati un mese fa solo per comunicazioni. Non ha voluto conoscere le nostre proposte nonostante avessimo presentato alla Commissione Lavoro documenti corposi in materia. Chiusura totale». Scendendo in piazza cambierà qualcosa? «Sono sincero, non credo che comunque si aprirà un dialogo, anche se lo speriamo. Quello che mi preme dire è che le soluzioni sul lavoro sono altre: serve una politica industriale diversa, pensando agli investimenti invece di ridurre i diritti. Se non c’è produttività non si assume». La gente sta con i sindacati? «Il premier sta più in tv che al governo. Le promesse di Renzi sono affascinanti, ma non si realizzeranno. I numeri gli danno torto su precari e disoccupati. Il “grande cambiamento” ad oggi è molto relativo. È la stessa cosa che ha fatto con l’abolizione delle province, dove sulle strutture il risparmio non si è visto. Faremo capire ai lavoratori e alla gente che la nostra non è solo una lotta per i garantiti».

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