Tra qualche giorno il presidente della Commissione Ue, Manuel Barroso, sarà solo una figurina in un album. Molti non ne sentiranno la mancanza considerato che la sua capacità di reazione negli anni più duri della crisi finanziaria fu praticamente pari a zero. Probabilmente la sua mediocre figura nel corso della presidenza Ue lo ha portato a cercare l’uscita di scena nella maniera più teatrale possibile. Magari cercando il «coupe de teatre». Ieri l’occasione per ingraziarsi i favori della Germania e di conquistare per un giorno le prime pagine dei giornali era troppo ghiotta per non essere presa al volo. «L'Italia ha deciso di intraprendere «una deviazione significativa» dal percorso di avvicinamento per l'obiettivo di bilancio nel 2015» è stata l’osservazione della Ue contenuta nella lettera che la Commissione ha inviato al governo italiano in merito alla legge di stabilità. La Commissione ha inoltre sottolineato la necessità di venire a conoscenza di «come l'Italia potrebbe garantire il pieno rispetto dei suoi obblighi di politica finanziaria» per il 2015 ma ha assicurato la volontà a «proseguire un dialogo costruttivo con l’Italia al fine di arrivare a una finale valutazione». Una bacchettata gratuita alla quale il premier Renzi ha ribattuto con nonchalance: «Stiamo discutendo di uno o due miliardi di differenza, possiamo metterli anche domattina, corrispondono a un piccolissimo sforzo». Vale la pena infatti ricordare che l’Italia continua a essere un Paese con un Pil da oltre 1550 miliardi. E che la politica dello zero virgola in tempi di recessione può essere messa in naftalina in omaggio al tentativo vano di rianimare la crescita. Più felpata è stata a invece la risposta del Tesoro: il chiarimento arriverà «entro domani (oggi ndr)». La notizia della pubblicazione della lettera sembra però essere stata accolta con irritazione da Barroso che ha tenuto a precisare che è stata «una decisione unilaterale del governo italiano» e che la Commissione «non era favorevole». Il controschiaffo a Barroso è arrivato però anche dalla Banca d’Italia che, nel bollettino di ottobre, ha giudicato «motivate» le scelte del governo sul rinvio del pareggio di bilancio «data l’eccezionale durata e profondità della recessione». Intanto il governo ha convocato i sindacati sulla Legge di Stabilità il prossimo 27 ottobre.
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