Politica

Il sindaco di Latina si dimette: «Ognuno pensa a se stesso»

Antonio Angelia.angeli@iltempo.it «I partiti? Se ci fossero andrebbe meglio, ma qui ognuno pensa a se stesso»: così Giuseppe Di Giorgi, sindaco di Latina dal 2011, ha rassegnato le sue dimissioni,...

«I partiti? Se ci fossero andrebbe meglio, ma qui ognuno pensa a se stesso»: così Giuseppe Di Giorgi, sindaco di Latina dal 2011, ha rassegnato le sue dimissioni, anche con un breve video postato su Youtube. «C’è stata una riunione di maggioranza che ho convocato personalmente per capire se c’erano i presupposti per fare il sindaco - ha detto Di Giorgi, eletto con il Pdl e che poi ha aderito a FdI-An - Una riunione che ha confermato la mia idea che partiva dalla sera del bilancio poi confermata da quanto successo con le elezioni provinciali: mi sono reso conto che le cose che prevalgono sono le litigiosità, le divisioni, quella spirale di litigi interni ed egoismi personali che minano quotidianamente la corretta amministrazione della città». I motivi che hanno generato le dimissioni possono essere individuate nell’approvazione del bilancio e nell’insuccesso alla Provincia dove, pochi giorni fa, è stata eletta la Pd Eleonora Della Penna, con i voti decisivi di Ncd. «È emerso un dato oggettivo che mi ha fatto prendere questa decisione - ha aggiunto Di Giorgi - non esiste più una maggioranza coesa, troppo frammentata e contrapposta tra i singoli componenti, impegnati più nella propria litigiosità che a guardare il bene della città. Questa situazione non mi permette più di portare avanti con serenità il mio mandato che mi vedrà costretto a monitorare continuamente la tenuta della maggioranza. Allora ho fatto una scelta dolorosa, personale». «Una scelta di grande difficoltà interiore che coinvolge la città, la maggioranza che mi ha sostenuto, tutta l’aula e che coinvolge la mia famiglia e i miei amici. Una scelta dolorosa ma necessaria: quella di dimettermi dall’incarico di sindaco. So che la mia non è una scelta consueta. Era molto più facile rimanere in piedi e tirare a campare con una forza centrifuga che mi portava in un’unica direzione. Ma io l’attaccamento alla poltrona non l’ho mai ritenuto una cosa prioritaria; nel mio lavoro ho sempre vissuto nel rispetto delle persone che ho intorno. La cosa più bella è guardare in faccia alle persone e di avere l’onestà intellettuale di girare per la città a testa alta».

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