Politica

Bruxelles, il "no" di Cameron e Renzi all'Ue

Il premier italiano si oppone al conguaglio che prevede un versamento di 340 milioni. "Questa è un'arma letale non un numero". Nella manovra probabile aumento dell'Iva

L'Europa chiede di più. Ancora soldi. Ancora un prezzo per restare uniti. Un conguaglio. Una ricerca del troppo a costo di rischiare una spaccatura. Dalla riunione di oggi a Bruxelles è emersa una duplice linea. Da una parte la Merkel con il francese Hollande, dall'altra Matteo Renzi e il premier inglese David Cameron. Nel giorno in cui l'Italia pubblica online le spese dell'Europa, i burocrati dell'Unione chiedono di versare altri euro per le casse comuni e per un ricalcolo del Pil che va dal 1995 al 2013. Il Financial Times pubblica quanto ogni Stato dovrà versare. Il problema sono le reazioni. "Non pagheremo mai un aggiustamento di 2,1 miliardi entro il primo dicembre. È inaccettabile". Cameron è furioso. Chiede un summit straordinario dei ministri delle finanze e con toni duri annuncia battaglia. Quanto affermato da Cameron ricorda le parole del primo ministro Margaret Thathcher che nel 1990 di no all'Europa: Un "no, no, no" che deve essere risuonato nella mente del premier inglese questa mattina. Un "no" all'Unione, un "no" a chi chiede sempre e non ammette sconti. Un "no" all'Europa dei fallimenti. A lui si aggiunge il "no" del nostro presidente del Consiglio. Per il nostro Paese sono richiesti entro dicembre circa 340 milioni extra. Con loro il premier olandese Rutte. Cameron ha reagito alla notizia con toni rabbiosi: la somma aggiuntiva che il Regno Unito dovrebbe versare "è assolutamente inaccettabile". A pagare dovrà essere anche la Grecia, con un contributo di 89,4 milioni. Sconti sono previsti, oltre che per Germania e Francia, per Belgio (170,5 milioni); Danimarca (321,4); Spagna (168,9), mentre sconti di 779 milioni e 1,02 miliardi sono previsti rispettivamente per Germania e Francia. Renzi viene tirato in ballo dall'omologo inglese. "Cito la reazione del premier italiano quando queste cifre sono state presentate. Renzi ha detto che questo non è un numero, ma un'arma letale. Sono d'accordo con lui". La mattinata del presidente del Consiglio era filata abbastanza liscia. Si era presentato ottimista al vertice europeo. "Speriamo proprio di chiudere entro venerdì la partita con l’Ue sulla legge di stabilità. Queste le parole di Renzi da il sito de Il Messaggero apre all’accordo con Bruxelles sul contenimento dei parametri della legge di Stabilità presentata alla Ue. Poi la doccia fredda. Più soldi all'Ue, più tasse per noi italiani e 10 miliardi di tagli in meno rispetto agli annunci. Si parla di manovra. A meno di improbabili miracoli economici, nel 2015 anche l’Iva aumenterà, secondo i dati di Impresa Lavoro, complessivamente di almeno di un punto percentuale. Il governo prevede infatti una crescita dello 0,6% del Pil nel 2015, dell’1% nel 2016 e dell’1,3% nel 2017. "Sappiamo quanto poco valgano queste professioni di ottimismo (basti ricordare come nel Def il premier Renzi e il ministro dell’Economia Padoan avessero addirittura ipotizzato per quest’anno una crescita del Pil dello 0,8%) ed è quindi purtroppo molto più realistico immaginare che, fermo restando le condizioni attuali dell’economia italiana, anche nel 2015 il nostro Pil rimanga nella migliore delle ipotesi piatto", afferma Massimo Blasoni. Questo dato implicherà minori entrate fiscali per 4 miliardi su base annua, compensabile solo con un immediato aumento dell’Iva. La clausola di salvaguardia, insomma, rischia di essere applicata in ogni caso, indipendentemente dall’effettiva realizzazione dei tagli di spesa previsti dal governo Renzi". Sarà dura per tutti, questa volta anche per chi chiede sempre troppo.

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