S’è scritto e detto molto sul dibattito interno al Pd sulla forma partito e sull’insufficienza di una sola direzione, inidonea di per sé a sciogliere nodi e dubbi. Così com’è un fatto che, per la prima volta dalla sua fondazione, il Partito democratico sabato si sdoppierà in due piazze: l’una filogovernativa alla Leopolda di Firenze, tradizionale kermesse del permier segretario Matteo Renzi chi parteciperà tutta la maggioranza Dem; l’altra a Roma in piazza San Giovanni, dove la Cgil protesterà contro il governo, contro la riforma del lavoro, contro la legge di stabilità sostenuta dalla minoranza bersaniana del Pd. Ma, a ben vedere, se da un lato è vero che al Nazareno la parola scissione non viene pronunciata ma non è né impossibile né remota, è altrettanto vero che nella testa di Renzi la strada del Pd è segnata e porta a quella vocazione maggioritaria tanto cara al primo segretario Dem Walter Veltroni che, nonostante i 12 milioni di voti presi alle politiche 2008, si dovette arrendere a Berlusconi e dimettere un anno dopo per la debacle alle regionali in Sardegna, trafitto dal fuoco «amico» delle correnti. Renzi oltre Veltroni, perché il premier in caso di elezioni - tra mille giorni o tra pochi mesi è uguale - non torna indietro: il Pd andrà da solo. Con un confine ben delineato a sinistra - addio a meno di clamorosi colpi di scena con Sel, che ha subìto una scissione proprio sul sostegno al governo - e un campo largo capace di mettere in un unico contenitore socialdemocratico tanto i liberali quanto i popolari, tanto gli ex vendoliani quanto gli ex montiani. Un progetto politico più incline a contemplare l’annessione che la coalizione. I numeri alla Camera sembrano in questo dare ragione a Renzi: i deputati che si sono avvicinati al Pd da quando Renzi ne è alla guida sono più dei bersaniani che hanno votato contro il Jobs Act. Non vuol dire nulla, ma vuol dire tanto allo stesso tempo. Non è un caso che dopo la direzione di lunedì abbia rotto gli indugi Andrea Romano, ex capogruppo di Scelta Civica che ha lasciato il gruppo montiano per aderire al Misto. Non sarà però una permanenza lunga, giusto il tempo di «decantare». La strada di Romano è tracciata e porta al Pd. «Sono uscito dal gruppo parlamentare di Scelta Civica, ho formalizzato l’uscita stamattina (ieri ndr.) - dice il deputato - Ora sono nel gruppo misto, mi serve per far decantare la situazione. Sono sempre stato un po’ di sinistra e nelle prossime settimane il mio obiettivo è quello di partecipare a questo Pd: voglio entrare nel Pd, che ha cambiato pelle rispetto al passato, ora è un Pd 2.0». «Gli elettori di Scelta Civica - prosegue Romano - alle elezioni europee, avevano già votato il Pd di Renzi. Dobbiamo superare Scelta Civica, si è esaurita la spinta». Domenica Romano sarà alla Leopolda per costruire con Renzi il nuovo Pd. Romano l’ha sempre detto: il premier può fare come Tony Blair, capace di andare oltre il Labour per costruire una grande tenda riformista che vada oltre il Partito democratico. «Io ero e resto un semplice deputato che vuole svolgere il suo ruolo. Si libera il ministero degli Esteri? Non ho mai avuto velleità ministeriali», taglia corto Romano. È probabile che dopo Romano ci siano altre adesioni al Pd. Si parla di Edoardo Nesi, anche lui ex Sc, e del ministro Stefania Giannini. Di certo oggi nel Pd sono confluiti tre ex deputati di Sel (e altri dieci, «parchettiati» in Led, sono in procinto di aderirvi) e due di Per l’Italia. Altri hanno avviato un dialogo col Nazareno, gli ex Api di Franco Bruno, i popolari di Lorenzo Dellai, Pino Pisicchio. I socialisti di Nencini invece la scelta l’hanno già fatta da tempo: alle ultime elezioni europee hanno presentato propri candidati nelle liste dei Democratici. Anche Marco Pannella, storico leader dei Radicali, ha chiesto di iscriversi al Pd, ricevendo l’apertura di Renzi e dei fedelissimi Roberto Giachetti e Matteo Richetti che hanno rilanciato la vocazione maggioritaria del nuovo Pd.
Matteo centro di gravità permanente
Andrea Romano lascia Scelta Civica e aderisce al «nuovo» Pd. Alla Camera 13 ex Sel e due ex PI nell’orbita Dem. In tanti pronti a seguirli LA GALASSIA PD
