Quattro anni fa era tutto un altro mondo. Gianfranco Fini, al teatro Petruzzelli di Bari, presentava il suo libro «Il Futuro della Libertà» e tutta la città era ai suoi piedi. Era il 22 ottobre 2010 e, all’ingresso del teatro, lo aspettava persino Raffaele Fitto, per una stretta di mano che oggi appare irripetibile. L’arena era piena: quasi 2.200 persone pronte a tributare tutti gli onori all’allora presidente della Camera. Già due anni dopo il clima era cambiato. Fini aveva divorziato dal Cavaliere e aveva fondato il suo partito. Il nome ricalcava il titolo di quel libro: «Futuro e Libertà per l’Italia». Ma Bari, che in passato aveva tributato i successi elettorali più significativi ad Alleanza Nazionale, si dimostrò stavolta molto fredda nei confronti del leader. Alle elezioni del febbraio 2013, la città - in passato feudo di Pinuccio Tatarella - gli portò in dote appena 682 voti, pari allo 0,37% dei consensi. Eppure è proprio da Bari che Gianfranco Fini ha voluto far ripartire il suo «giro d’Italia» per verificare la possibilità di creare un nuovo partito. L’esordio romano, alla vigilia dell’estate, non è stato propriamente un successo. Per il secondo ciak, sabato prossimo, l’ex presidente della Camera ha deciso di ridimensionare le ambizioni e ha scelto il multicinema Galleria. La struttura dispone di sette sale, la più capiente può contenere al massimo 302 persone. Certo, i tempi delle grande adunate dei militanti sono finite per tutti, compreso Grillo, ma dall’uomo che ha dominato per quasi vent’anni la destra italiana era forse lecito aspettarsi qualcosa di più. Fini, dal canto suo, continua a rilanciare l’evento sui social network - a ieri erano 244 le persone che avevano risposto positivamente all’invito - e non perde occasione per polemizzare con gli ex compagni di viaggio in Alleanza Nazionale. Negli ultimi giorni, in particolare, è Maurizio Gasparri il «bersaglio» preferito. Tutto ha origine da una puntata de L’Aria che tira , andata in onda su La 7 la settimana scorsa, nella quale i due si sono trovati a confronto per alcuni minuti, chi in studio chi in collegamento. Frecciate e battutine a volontà. Ma il culmine è stato raggiunto ieri su Twitter. Si parla, tanto per cambiare, di unioni civili. Un utente ricorda la posizione contraria di Gasparri e Fini attacca: «Gasparri l’ho creato io. Come altri. Ma non importa». L’attuale vicepresidente del Senato non si fa pregare e replica: «Creati da te? Cala cala... È vero il contrario». A quel punto parte un serrato botta e risposta che lambisce anche l’altro caso di giornata, l’attacco di Gasparri a una fan di Fedez invitata a mettersi a dieta. «Che Gasparri dica di avermi creato lui diverte - cinguetta Fini - ma che un vicepresidente del Senato insulti ragazza perché sovrappeso, fa piangere». Gasparri puntualizza: «Assemblee giovanili e congressi che avrebbe perso senza i giusti sostegni, i fatti sono chiari e noti». A quel punto si inseriscono altri utenti: «Gasparri ormai non sa più cosa dire - twitta tale Angela - certo presidente che lei a sua insaputa ha creato alcuni Mostri». Fini commenta soddisfatto: «Me ne rendo conto». Ma Gasparri non si placa: « L’errore lo facemmo quando era in minoranza in An nel 2004, me ne rendo conto». Insomma, uno scontro in piena regola, quasi al livello di Travaglio e Santoro. E come nel caso dei due «teletribuni», il dubbio è legittimo: non sarà una mossa di Gianfry per alzare l’«audience» dell’assemblea barese?
Saletta da 300 posti Paura flop per Fini
E su Twitter litiga con Gasparri
