Politica

Telese: «Travaglio fa solo propaganda. E Santoro lo ha messo all’angolo»

Telese oggi che idea si è fatto di questa polemica mediatica? «La televisione è il luogo della sintesi e del racconto. In questo caso c'è stata una rottura politica tra la visione di Travaglio e quella di Santoro che, con il suo fiuto, ha drammatizzato questa situazione. Ha voluto dire a Travaglio che deve confrontarsi con la diversità, senza stare sulla torre d'avorio. Inoltre in quella trasmissione era in corso un processo sulla crisi del grillismo e Marco, che è il giornalista preferito da quel mondo, andando via si è simbolicamente dissociato dal contenuto del programma». Quindi si può parlare di scontro tra la vecchia sinistra e il grillismo? «Direi più che altro tra un pezzo di identità della sinistra culturale e una parte dell'opposizione. Dentro "Servizio Pubblico" convivevano due anime, unite dall'opposizione al renzismo. Questa rottura tra i due, simbolicamente, ci dice che Santoro rivendica di poter criticare quel mondo in crisi, mentre Travaglio vuole sempre sottolineare la diversità del grillismo. Anche la posizione di Travaglio non va banalizzata, anche perché rappresenta un quinto del Paese che vota 5 Stelle. Io mi trovo maggiormente d'accordo con Santoro». Quindi anche lei avrebbe preso, con decisione, le difese di Burlando? «Travaglio è un genio della comunicazione ma c'è un punto limite che non va superato: la propaganda. Non basta dire che tutto fa schifo. Quindi preferisco Santoro che analizza la complessità delle cose, senza vedere tutto bianco o nero. Nella sua visione integralista Marco se l'è presa anche con un diciassettenne, ma può capitare a tutti noi di essere criticati. È come se Travaglio avesse detto: "Io sono il pubblico accusatore, nessuno può mettermi in discussione"». Se il politico attaccato da Travaglio fosse stato di destra, Santoro si sarebbe comportato nello stesso modo? «Sì perché in questo caso ciò che è prevalso è stato il conflitto tra di loro. Santoro non è che sia un fan di Burlando. C'è stato anche un precedente di due anni fa, con un altro litigio su un tema molto simile. Travaglio disse che personaggi di destra, come Gasparri, non andrebbero invitati in trasmissione e Santoro si oppose a questa tesi sostenendo invece che per raccontare l'Italia bisogna sentire tutte le voci. Fu un litigio molto meno violento che si chiuse con un accordo. Il momento politico del Movimento 5 Stelle però era molto diverso rispetto a oggi. Il problema non è Burlando o Gasparri, il problema è come si risponde alla crisi dell'opposizione? Non ci troviamo di fronte a due matti che litigano, questo è un dibattito molto interessante perché proietta due anime politiche che si scontrano». Le giro la domanda che oggi ha fatto Travaglio nel suo pezzo su Il Fatto Quotidiano: "Cosa rimane del giornalismo nei talk show?" «Su questo sono profondamente d'accordo con Santoro, perché Travaglio fa una domanda giusta ma dà una risposta sbagliata. Marco dice: "Se parlo senza contraddittorio è libertà d'informazione, se invece mi metti il contraddittorio allora non è più libertà di stampa, perché i cattivi inquinano con la loro presenza". Invece quello che Travaglio definisce il circo dei talk show è il sale della democrazia. Anche il più grande tribuno si deve confrontare, è questa la bellezza dei talk. Adesso il duello è appassionante con Travaglio che, evocando il precedente di Luttazzi, ha sfidato pubblicamente Santoro. Praticamente gli ha detto: "Il tuo talk show mi fa schifo", definendolo un pollaio, "però sei tu che mi devi cacciare", come accadde con Luttazzi che fu spento dalla censura. In questo modo Santoro diventerebbe un censore». Anche lei in diretta ha pensato a una sceneggiata per tirare su gli ascolti? «Nemmeno per un momento, non era un litigio concordato. Penso che Santoro abbia la capacità di trasformare anche una cosa violenta in uno spettacolo. Che i talk non siano un pollaio lo dimostra questo dibattito che va avanti da quattro giorni. Che il grillismo sia in crisi lo dimostra il fatto che proprio quel giovedì il governo Renzi sia passato con il voto del senatore Orellana che è stato eletto dal Movimento 5 Stelle».

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