C’è un legame tra le promesse dei politici e le illusioni della società. In un Paese con scarsa formazione sociale la gente nutre aspettative esagerate verso la politica, come se si potesse creare ricchezza per legge. Neppure Renzi può sottrarsi a questa dialettica in cui la politica deve mostrare interventi proporzionali al disagio in cui si trova il Paese. Manca però una correlazione automatica tra investimenti, assunzioni e pur opportune riduzioni dell’IRAP e dei contributi. È bene che questi interventi siano stati fatti, perché la politica è un punto di coesione sociale, ma investimenti e occupazione sono stimolati dalle prospettive economiche delle aziende e dal riconoscimento, per esse, di un ruolo da parte delle istituzioni e della pubblica opinione. Il taglio delle tasse è un messaggio in questo senso, ma si può fare anche altro senza gravare sul bilancio pubblico. La vera sfida di Renzi è riconciliare le aziende con l’enorme macchina pubblica italiana; troppo spesso per le aziende la burocrazia diventa creatrice di ostacoli. Non si può inserire nella legge di stabilità che la burocrazia deve essere meno ottusa nei confronti delle aziende. Ma qualche segnale chiaro Renzi può darlo. Per iniziare a rendere produttiva la burocrazia, abituandola a rischiare e a mettersi in gioco. A costo zero per il bilancio pubblico e con una grande portata incentivante per la crescita.
Illusioni e promesse
di Raffaello Lupi, Ordinario di Diritto tributario Università Tor Vergata