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La vera Manovra inviata a Bruxelles E spuntano anche tagli per Roma

Spuntano anche i tagli per Roma. Non solo rose e fiori. Se il sindaco della Capitale, Ignazio Marino, si aspetta della Manovra 110 milioni di euro

Spuntano anche i tagli per Roma. Non solo rose e fiori. Se il sindaco della Capitale, Ignazio Marino, si aspetta della Manovra 110 milioni di euro, dovrà controllare per bene il testo della Stabilità per tirare le somme. Quella che una volta si chiamava legge Finanziaria è stata notificata ieri (siamo stati uno degli ultimi Paesi, visto che tutti devono inviare il draft entro il 15) alla Commissione europea. Nel documento, che non è il testo vero e proprio della legge ma in pratica una sua presentazione, non sono indicati i tagli. Ma questi si possono ricavare semplicemente con un calcolo. Infatti alla Ue viene spiegato l’impatto sul Pil di ogni singola misura. Atteso che un punto di prodotto interno lordo vale circa 16,5 miliardi, è facile ricavare quanto pesa sul budget ogni voce. Ovvio, non è un dato certo. Ma si avvicina di molto e soprattutto per la prima volta non si sta più parlando di bozze (pertanto molto suscettibili di modifiche) o a stringate slide buone per l’estrema sintesi. Stavolta è un documento ufficiale del governo. Spunta così un miliardo di tagli che riguarda anche le città metropolitane (sono dieci, Roma è la più imporante). Nel testo il ministero dell’Economia fa presente che la «razionalizzazione della spesa corrente» avverrà «sulla base della differenza tra spesa storica e costi standard». E avverte: «Nel caso di mancato pagamento del contributo dovuto, le somme sono automaticamente prelevate dal governo centrale da imposta sulla copertura assicurativa dei autoveicoli». In pratica non si scappa e anche a Roma potrebbero aumentare le polizze. Non si tratta di un provvedimento che necessita di misure d’implementazione, in sostanza altri testi come per esempio potrebbero essere i decreti attuativi. Roma dovrebbe essere toccata anche dal taglio di un miliardo e cento milioni che riguarda tutti i Comuni. In questo caso la razionalizzazione di spesa dei fondi per le municipalità e la riduzione del fondo di solidarietà comunale sono immediatamente effettive. Altra questione che potrebbe incidere su Roma, come ovviamente sulle altre città italiane, sono i tagli alle Regioni, circa 4 miliardi, la cui cifra è confermata. Ciò che emerge di nuovo, tuttavia, è il fatto che il governo spiega che «la ripartizione di contributi tra le Regioni e l’individuazione delle aree di spesa da ridurre devono essere effettuate dalle Regioni 31 gennaio 2015». «In caso di mancato accordo, entro tale periodo», si legge, ci penserà Renzi in persona visto che «un decreto del presidente del Consiglio dei Ministri provvederà all’assegnazione di contributi, tenendo conto della popolazione e del Pil». Anche qui il Lazio rischia di fare la parte del leone (che in questo caso non è proprio un fatto positivo) visto che come numero di abitanti e per pil è seconda solo alla Lombardia. Ma nel testo inviato a Bruxelles spunta fuori un altro dato che a questo punto diventa politicamente sensibile e riguarda proprio i governatori che hanno protestato duramente in questi giorni per le sforbiciate che dovranno subire. Ebbene, Matteo Renzi ha detto in conferenza stampa che i tagli a carico dello Stato sono di oltre sei miliardi. A leggere bene le cifre, tuttavia, si evince che i tagli ai ministeri valgono gli stessi 4 miliardi delle Regioni. Ciò non vuol dire che il premier ha detto una cosa non corretta, piuttosto sognifica che nei 6 miliardi citati ha compreso anche altre voci come, probabilmente, anche la riduzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi. Significativa, infine, è l’introduzione del documento. In pratica una sorta di arringa difensiva per evitare "sanzioni". Anzitutto lo scenario: «Le azioni prese fino ad oggi di politica monetaria non sono stati sufficienti da sole per rilanciare la crescita in Europa - ammette il dicastero guidato da Pier Carlo Padoan -. I benefici delle riforme strutturali si concretizzano con crescenti ritardi e minore intensità, anche a causa della perdurante debolezza della domanda aggregata». Ma proprio per questo occorre una «legge di Stabilità di crescita» perché «l’esecuzione simultanea di riforme strutturali, politiche fiscali e misure per sostenere gli investimenti consentirà di rafforzare la flessibilità, la resistenza alla crisi, e la capacità di generare crescita e occupazione».

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