«Manipolazioni contabili» e scriteriate sovrapposizioni di costi», uno «scandaloso comportamento dei responsabili», impegnati «nella redazione di costosissime varianti di progetto», giustificate con «cosiddette sorprese geologiche e archeologiche». Ben 45 varianti, tra l’altro, «prodotto di accordi programmati». E ora Renzi dice a Marino: i 90 milioni di extra costi che avete riconosciuto ai costruttori della Metro C te li paghi tu. È durissima la ricostruzione formulata dalla Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti, nell’ambito dell’inchiesta sugli aumenti di costo della linea C della metropolitana di Roma, che da un progetto originario da 2,9 miliardi di euro totali, a un terzo della realizzazione è già costata 3,7 miliardi. I magistrati contabili ipotizzano, in sostanza, una vera e propria connivenza fra i passati consigli d’amministrazione del Consorzio Metro C scpa, il cartello di imprese costruttrici, e Roma Metropolitane, la municipalizzata del Comune che funge da stazione appaltante e organo di alta sorveglianza. Indagati dalla Corte proprio i membri dei due cda che hanno gestito l’opera dal 2006 al 2010, fra cui per Roma Metropolitane gli ex presidenti Massimo Palombi, Giovanni Ascarelli e Enrico Testa e l’ex ad Federico Bortoli, e per Metro C gli attuali presidente, Franco Cristini, e direttore generale, Elio Dell’Erario. Il danno erariale contestato dal Procuratore capo De Dominicis, relativo «alle omissioni di informazione e ai rilevanti difetti nei procedimenti amministrativi-contabili» ammonta a 363.722.828 euro, da addebitarsi per quattro quinti a Roma Metropolitane srl. «Allo stato si ha l’impressione che si sia più alla ricerca di capri espiatori per una vicenda che non fa onore all’amministrazione di Roma - commenta il professore Federico Tedeschini, legale dell’ex ad di Roma Metropolitane Massimo Palombi - piuttosto che alla ricerca di un effettivo danno erariale, visto che questo appalto sembra essere affetto dai vizi che da anni toccano tutte le grandi opere pubbliche». Ma l’attenzione dei magistrati è concentrata anche sul cosiddetto «atto attuativo» del 9 settembre 2013 fra Roma Metropolitane e Consorzio Metro C. Un accordo fortemente voluto dall’assessore capitolino alla Mobilità, Guido Improta, che ha fatto lievitare da 230 a 320 milioni di euro (nel giro di qualche ora) i maggiori costi dovuti ai costruttori. Parliamo di circa 90 milioni mai riconosciuti dal Ministero Infrastrutture e Trasporti, visto che la stessa Struttura tecnica di missione aveva già riconosciuto nel 2012 i 230 milioni di euro come «arbitrato» rispetto agli 1,6 miliardi richiesti dal Consorzio nelle famose 45 varianti. Tanto che il 9 settembre scorso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella figura del Capo Dipartimento per la programmazione e coordinamento della politica economica, aveva inviato una lettera al sindaco Ignazio Marino, proprio per confermare l’indisponibilità a fare pesare quei maggiori costi sui bilanci dello Stato. Durante la riunione del Cipe del 1 agosto, infatti, il Mit aveva sì sbloccato 90 milioni di liquidità necessarie a far andare avanti i cantieri, ma specificando che «l’utilizzo della quota statale delle somme a disposizione dovrà essere considerato quale anticipazione rispetto a successivi contributi per gli interventi non ancora finanziati», e che «gli oneri derivanti dall’Atto attuativo devono essere comunque a carico di Roma Capitale». Ciò significa che ad oggi quei 90 milioni andranno a pesare come un macigno sul bilancio di Roma Capitale. Proprio nell’ambito delle indagini sull’atto attuativo, giovedì la Guardia di Finanza ha visitato di nuovo gli uffici di Roma Metropolitane, acquisendo altre 500 pagine (il totale è di oltre 9000) di materiale, fra cui quello relativo al carteggio fra il direttore generale Luigi Napoli e lo Studio legale Grimaldi. Quest’ultimo, secondo le denunce dei Revisori dei Conti della municipalizzata, sarebbe stato «consigliato» dall’assessore Improta, «al prezzo di 35mila euro» per riscrivere il nuovo atto attuativo. Non è un caso che l’attenzione dei finanzieri si sia soffermata su una email del 9 settembre 2013, ore 18.30, avente per oggetto «Atto integrativo 9.9.2013 clean». Qualche ora dopo sarebbe arrivata la firma decisiva, 90 milioni compresi.
«Hanno manipolato i conti della Metro C»
La dura accusa dei magistrati. Convocato l’ex presidente di Roma Metropolitane Il Governo: i 90 milioni di extracosti a carico del Comune. Nuovo blitz della Gdf
