Politica

Asse Sel-Ds. Prove di «cosa rossa»

Fassina, Civati e Tocci firmano con Vendola per l’abolizione del pareggio di bilancio. La Camusso si associa e critica il premier: «Nella manovra soltanto tagli a raffica»

Nichi Vendola, Stefano Fassina, Pippo Civati, Walter Tocci, Stefano Rodotà e Susanna Camusso. Tutti insieme appassionatamente per la raccolta firme per l’abolizione dell’obbligo del pareggio di bilancio inserito in Costituzione. In piazza della Rotonda, al Pantheon, vanno in scena le prove tecniche di «cosa rossa». La parola scissione nel Partito democratico è ancora bandita, ma la situazione resta fluida. I malumori degli ex Ds per il Jobs Act e la legge di stabilità restano. Certo, la compagine bersaniana mostra segnali di cedimento (nella direzione sull’articolo 18 si è spaccata tra chi ha votato contro e chi, come il capogruppo alla Camera Roberto Speranza, ha optato per l’astensione), ma è il segno di come le incomprensioni all’interno del Pd siano ancora tutte da comporre. Il governo va avanti, anche se all’interno e fuori della propria maggioranza le scosse di assestamento siano all’ordine del giorno. È un fatto che Renzi appia spaccato Sinistra ecologia e libertà, con una pattuglia di una decina di deputati facenti capo a Gennaro Migliore fuoriuscita dal partito vendoliano per sostenere l’esecutivo. La ricomposizione della coalizione Italia Bene Comune, quella della non vittoria di Bersani alle politiche, è tutta da verificare. Non è un caso, quindi, che l’ala sinistra del Pd sposi la causa di Vendola. La raccolta firme promossa da 18 tra giuristi, sindacalisti, personaggi del mondo della cultura e politici per abolire il pareggio di bilancio previsto dall’articolo 81 della Costituzione potrebbe rappresentare il primo vagito di un percorso politico tutto da costruire. Davanti ci sono almeno sei mesi di lavoro: la durata della campagna per raccogliere le 50mile sottoscrizioni necessarie. Il governatore uscente della Puglia non è certo tenero con il premier. «Vedremo come andrà a finire il braccio di ferro tra Renzi e l’Ue - dice Vendola - Andava contestata duramente la politica europea. Renzi ha fatto tutte le parti in commedia. Una con Cameron, una con Hollande e poi quella dello scolaretto che ha obbedito alla cancelliera Merkel. Bisogna reagire a un’Europa sadica». «La legge di stabilità è uno spot pubblicitario - rincara la dose il leader di Sel - Non sappiamo quanti saranno i tagli alle amministrazioni e ai Comuni, riguardano la carne viva dei cittadini. Sono preoccupato perché non c’è un’idea per rilanciare il lavoro». Parole condivise dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso, secondo cui l’aver inserito in Costituzione il principio del pareggio di bilancio è diventato «un alibi per impedire una politica di investimenti». «È indubbio che le politiche europee di rigore e austerità determinano l’idea che si può tagliare lo stato sociale. Le leggi di stabilità - prosegue la sindacalista - di questi anni si sono sempre tradotte in tagli a servizi. Per questo bisogna rilanciare un modello di Europa sociale». Per la Camusso insomma «invece di fare investimenti è la contabilità che determina le scelte politiche». Invece, ribadisce Camusso, «abbiamo bisogno di una politica espansiva. Negli annunci fatti in queste ore l’idea dei tagli e il fatto che non ci sia una compensazione diretta sul fondo sanitario del taglio dell’Irap sono cose che ci destano preoccupazione». Per la Camusso «ridurre i servizi ai cittadini è peggiorare le loro condizioni e il loro reddito ma ci riserviamo di capire concretamente i numeri perchè finora siamo agli annunci». Insomma per la Cgil «continua la logica di tagli a sanità e enti locali e non si investe». Parole che Stefano Fassina sottoscrive dalla prima all’ultima: «Avremmo dovuto fare di più e andare sopra il 3% nel rapporto deficit-pil nel 2015. Sono molto preoccupato perché le voci che girano dicono di tagli molto rilevanti ai servizi. La manovra così diventerebbe recessiva. Spero che il governo faccia una manovra sugli investimenti». La campagna vendoliana attira anche esponenti locali. È il caso del consigliere regionale del Lazio Riccardo Agostini, che su Facebook invita il Consiglio regionale a sostenere il referendum per l’abrogazione del pareggio di bilancio.

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