C’era una volta il nuovo miracolo italiano, la svolta liberale che Forza Italia avrebbe dovuto imprimere al Paese. Un programma elettorale ambizioso quello con cui Silvio Berlusconi si presentò per la prima volta alle elezioni, nel 1994. Un piano di riforme radicali che ha preso sempre più corpo nel 2001 e nel 2008. Alla fine, però, tanti progetti del Cavaliere non sono stati portati a termine. Una volta per colpa del referendum - è il caso delle riforme costituzionali - un’altra per la debolezza politica dovuta allo strappo di Gianfranco Fini e per l’attacco finanziario subìto dalla Germania a colpi di spread. Eppure, le idee di Berlusconi tornano oggi di grande attualità vista l’attività del governo Renzi. GIUSTIZIA Partiamo dalla riforma della giustizia. L’ex presidente del Consiglio si è battuto a lungo su tre fronti: separazione delle carriere, responsabilità civile dei magistrati e limitazione delle intercettazioni telefoniche. ECONOMIA Idee chiare anche in tema di politica fiscale. Il programma di FI è sempre stato improntato su idee liberali che prevedevano l’abbassamento delle tasse per rilanciare i consumi e creare nuovi posti di lavoro. La ricetta azzurra ha sempre contemplato l’abbassamento del costo del lavoro attraverso una drastica riduzione delle imposte. Meno Irpef per rendere le buste paga più pesanti e aumentare il potere d’acquisto delle famiglie. Irap più leggera per far sì che, insieme all’abbassamento dell’imposta sulle persone fisiche, cali la pressione fiscale sulle aziende. Come finanziare una drastica diminuzione delle tasse di questa portata? Con i tagli alla spesa pubblica. La prima spending review datata agosto 2011 porta la firma del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Misure che avrebbero potuto far ripartire l’economia, se supportate con un’altra necessaria riforma cardine, quella sul lavoro. Su questo fronte, sin dalla sua discesa in campo, Berlusconi ha predicato la necessità di superare lo Statuto dei lavoratori datato 1970 per rendere più moderna le norme che disciplinano i rapporti di lavoro. Soprattutto, l’impostazione liberale di FI e del Pdl - mai applicata fino in fondo a causa degli orientamenti diversi di alcuni alleati di governo e anche di alcuni esponenti interni al campo berlusconiano, tra cui lo stesso Giulio Tremonti - ha sempre considerato fondamentale superare l’articolo 18 e la disciplina del reintegro ad opera del giudice del lavoratore licenziato senza giusta causa. RIFORME Infine le riforme costituzionali. Berlusconi si è sempre battuto per il superamento del bicameralismo perfetto, un sistema che consentisse al capo del governo di avere più poteri e un diverso rapporto con il Parlamento, spesso un freno all’azione di governo.
Berlusconi, quelle riforme tanto volute e ora copiate
Niente scontri con Matteo fino a quando realizzerà i suoi progetti
